Il Tribunale di Torino dice ciò che denunciamo da anni: i rider sono lavoratori, non schiavi a cottimo. Il giudice del lavoro ha ordinato a Glovo di assumere un rider a tempo pieno e indeterminato, VI livello Terziario pagando non solo le consegne ma anche i tempi di attesa fuori dai locali, e ha dichiarato illegittimo il licenziamento deciso da un algoritmo. Lo dichiara Marco Grimaldi di Avs.
Non è una sentenza – prosegue il vicecapogruppo dei deputati rossoverdi – è una pietra tombale sul modello Glovo. Un modello che la Procura di Milano ha chiamato con il suo nome: caporalato. 26mila rider sottopagati, controllati metro per metro, pagati sotto la soglia di povertà, in violazione dell’art 36 della Costituzione che impone un salario per un’esistenza libera e dignitosa.
La Procura ha bocciato le finte correzioni dell’azienda: oltre il 30% del lavoro resterebbe gratis. Il PM Storari lo scrive chiaro: vanno assunti come dipendenti. Glovo è sotto amministrazione giudiziaria perché il suo algoritmo è un caporale digitale. Questa sentenza dimostra che il Decreto Primo Maggio funziona se applicato. Ora il GIP Crepaldi vada avanti. Basta neo-schiavismo. Vogliamo contratti, salari, contributi, sicurezza. L’algoritmo non può licenziare. Con tutti i decreti farlocchi che questo governo sforna ogni settimana, ne facciano uno serio: basta lavoro a cottimo. Regolamentino una volta per tutte la subordinazione nell’eterodirezione. Un algoritmo che ti dice dove andare, quanto correre, se lavori o no, ti licenzia, è un padrone. E – conclude Grimaldi – come tale va trattato.
Lo rende noto l’ufficio stampa – Roma, 10 settembre 2026
