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PREMESSA

L’Europa si trova a un bivio cruciale. Da una parte, c’è la possibilità di seguire una strada che porta a conflitti e instabilità, come dimostrato dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla crisi nella Striscia di Gaza. Questa direzione comporta un aumento delle spese militari, l’adozione di politiche autoritarie e la riduzione del welfare. È una strada che rischia di moltiplicare i conflitti e alimentare l’escalation militare.

Dall’altra parte, l’Europa ha l’opportunità di recuperare il suo ruolo storico di costruttrice di pace, promuovendo la diplomazia, la mediazione e il disarmo. Questo significa abbracciare un mondo multipolare, favorendo la cooperazione e la solidarietà tra diversi sistemi piuttosto che mantenere alleanze militari contrapposte.

La crisi climatica rappresenta un’altra sfida interconnessa alla pace. Il cambiamento climatico minaccia la sopravvivenza dell’umanità, e solo politiche ambiziose possono contenere l’aumento delle temperature sotto 1,5°C ed evitare una catastrofe ambientale. Il Green Deal europeo è uno strumento fondamentale per affrontare questa emergenza, ma è sotto attacco da parte di forze politiche conservatrici. Difendere e rafforzare il Green Deal è essenziale per raggiungere la neutralità climatica e costruire un’Europa alimentata al 100% da energie rinnovabili entro il 2040.

La transizione ecologica offre un’opportunità unica per ripensare il nostro modello socio-economico, redistribuendo potere e risorse. Le comunità energetiche sono un esempio di come sia possibile rifondare il sistema produttivo sulla base della sostenibilità ambientale e sociale. È nostro dovere difendere i diritti individuali e sociali, spesso trascurati, e sfruttare questa opportunità per costruire un’Europa femminista, accogliente e inclusiva.

La condizione è uscire una volta per tutte dalla stagione dell’austerità, che alimenta le disuguaglianze, minando i pilastri dell’uguaglianza come sanità e istruzione pubblica, e concentra la ricchezza nelle mani di pochi.

La lotta comune alla pandemia ci ha dimostrato come sia possibile per la BCE garantire la tenuta dei bilanci pubblici e insieme l’espansione della spesa pubblica, come sia realizzabile finanziare piani di investimenti comunitari attraverso l’emissione di debito comune, come logiche di solidarietà possano imporsi sugli egoismi nazionali.

La recente riforma del patto di stabilità ci dimostra invece quanto sia forte la tentazione di tornare indietro.

Non ce lo possiamo permettere, così come non possiamo tollerare che continuino pratiche di dumping sociale, fiscale e ambientale che minano alla radice la sostenibilità e credibilità del progetto europeo.

Dobbiamo adottare una “clausola della migliore condizione” per armonizzare al più alto livello i diritti sociali, gli standard ambientali e i salari, contrastando il dumping sociale, fiscale e ambientale.

I sovranisti cercano di smantellare lo stato di diritto, come visto in Polonia e Ungheria. In Italia, si assiste a tentativi simili che devono essere contrastati con forza. È essenziale riaffermare i diritti umani fondamentali in tutto il territorio europeo.

L’Europa è ad un bivio: deve scegliere tra la via delle armi e della guerra o quella della pace, investendo nella transizione ecologica, nel lavoro e nei diritti umani. Noi scegliamo di osare, di stare dalla parte delle persone e dell’ambiente, e di costruire un’Europa possibile.

L’Europa della pace

L’Europa nasce come progetto di pace e a questa ricerca dovrebbe, sempre e incondizionatamente, essere orientata la proiezione internazionale dell’Unione. 

La guerra, a dire il vero mai scomparsa, è tornata ad essere una protagonista prepotente, come dimostrano la criminale invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin e il genocidio del popolo palestinese in corso sulla Striscia di Gaza a seguito dell’attacco terrostico di Hamas. La pace dovrebbe sempre essere messa al primo posto. Dovrebbe esserlo in Ucraina dove manca ancora oggi qualsiasi via d’uscita, e dovrebbe esserlo a Gaza dove siamo fermi di fronte allo sterminio del popolo Palestinese senza riuscire ad imporre un cessate il fuoco. Evitare la guerra, rimuoverla dalla storia, dovrebbe essere il primo pensiero della politica. Invece abbiamo assistito alla rimozione della parola “pace”, alla rinuncia a qualsiasi ruolo di diplomazia, ad un accodarsi alle sirene e alla logica della guerra. Da diversi anni assistiamo al progressivo indebolimento delle organizzazioni internazionali multilaterali e allo stesso tempo ad una folle corsa al riarmo che vede adesso un’ulteriore e pericolosissima accelerazione. Un mondo sempre più armato è un mondo sempre più pericoloso ed è fondamentale che l’Europa costruisca soluzioni di pace anziché indossare l’elmetto.  

La stanno chiamando “difesa europea”, ma di fatto si vuole mettere in campo un enorme finanziamento delle industrie belliche nazionali. La costruzione di una difesa europea dovrebbe invece corrispondere a una razionalizzazione e quindi una diminuzione della spesa militare, a meno spazio agli eserciti nazionali, ad una vera autonomia strategica che porti alla ridefinizione delle alleanze internazionali e ad un controllo democratico effettivo da parte del Parlamento europeo. L’esatto opposto di quello che sta proponendo la Commissione europea.  

L’Europa può e deve svolgere un ruolo positivo nel mondo, anche impostando le sue politiche di cooperazione e sviluppo su partenariati paritari che, abbandonando ogni approccio di derivazione post-coloniale, indirizzino un cammino condiviso verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.  Allo stesso modo occorre rivedere e riorientare gli accordi commerciali dell’Unione in senso più equo, ambientalmente e socialmente sostenibile e a tutela delle popolazioni coinvolte invece che dei grossi interessi delle imprese.  

Abbiamo innanzitutto bisogno di: 

  • Inserire il “ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” nel Trattato sull’Unione europea.
  • Rafforzare il ruolo dell’Unione per la prevenzione di tutti i conflitti, la mediazione e la riconciliazione nonché la gestione delle crisi attraverso il costante mantenimento ed attuazione della pace. Fare dell’Unione Europea un mediatore al servizio della pace e del diritto internazionale attraverso un’azione diplomatica autonoma e indipendente.
  • Considerare che una politica estera e di difesa comune europea non corrisponde ad un aumento della spesa militare, bensì alla sua razionalizzazione e diminuzione della spesa militare, e che questa dovrebbe essere accompagnata da un minore spazio degli eserciti nazionali e da un effettivo controllo democratico da parte del Parlamento europeo.
  • Assumere l’onere di una grande iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza. 
  • Interrompere le forniture militari e creare un quadro che consenta un cessate il fuoco nel conflitto russo-ucraino, il ritiro delle truppe di occupazione russa e l’avvio di negoziati per una pace duratura.
  • Lavorare utilizzando tutte le leve diplomatiche ed economiche per arrivare con urgenza ad un cessate il fuoco immediato ed incondizionato a Gaza, per mettere fine alla catastrofe umanitaria in corso e per la costruzione delle condizioni per avviare un processo per una pace duratura.
  • Riconoscere lo Stato di Palestina sulla base dei confini del 1967 e garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli nelle rispettive integrità territoriali. 
  • Esigere il pieno rispetto del diritto internazionale, supportare le richieste del Sud Africa alla Corte Internazionale di Giustizia e lo svolgimento di indagini sulle violazioni, sui crimini di guerra e sul genocidio. Definire sanzioni commisurate a tali violazioni, interrompere qualsiasi fornitura di armamenti e tecnologia utilizzabile a fini bellici e chiedere la sospensione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e lo Stato di Israele nel rispetto del suo articolo 2.
  • Fermare i piani di riarmo in corso e rilanciare le iniziative internazionali per il disarmo multilaterale e coordinato. Vietare i sistemi autonomi di armi letali. Implementare pienamente il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e firmare e ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW).
  • Valorizzare ed ampliare i Corpi Europei di Solidarietà. Promuovere i Servizi Civili Nazionali in tutti i paesi dell’Unione, nello spirito del Servizio Civile Universale e nella prospettiva di un unico Servizio Civile Europeo.
  • Aumentare i finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo al fine di raggiungere almeno lo 0,7% del PIL.
  • Garantire che l’azione dell’Unione a livello globale e le sue politiche di commercio internazionale siano coerenti con il modello sociale europeo e con gli obiettivi globali per il clima, e che siano orientate a promuovere la pace, la democrazia, i diritti umani, lo stato di diritto e la giustizia economica globale
  • Difendere a livello europeo la ristrutturazione e la cancellazione dei debiti che stanno strangolando finanziariamente i Paesi del Sud globale.
  • Sostenere le strategie finalizzate ad accrescere la partecipazione delle donne nella mediazione e risoluzione dei conflitti e nel mantenimento di una pace durevole.

L’Europa della democrazia
e dello stato di diritto

L’Europa non è un grande mercato, ma deve essere innanzitutto uno spazio di democrazia, dove alla cittadinanza possano effettivamente corrispondere diritti e libertà non derogabili.  

Abbiamo bisogno di approfondire il processo di integrazione europea, anche attraverso una riforma dei Trattati che porti alla creazione di uno spazio pubblico europeo animato dai principi della democrazia parlamentare e partecipativa.  

Serve costruire un’Unione Europea più coesa e solidale, capace di implementare in pieno i valori già tracciati nell’art. 2 del Trattato sull’Unione europea: il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.  

Eppure in questi anni abbiamo assistito, in diversi Stati dell’Unione, alla evidente violazione di libertà fondamentali, principi democratici e diritti delle minoranze. Tutto ciò non può accadere in Europa, dove ogni avvitamento autoritario deve essere fermato. 

Per questo chiediamo di: 

  • avviare un processo costituente per un’Europa unita, solidale e democratica attraverso la convocazione una Convenzione per una riforma dei Trattati che preveda, tra le altre cose, il diritto di iniziativa legislativa per il Parlamento ed il superamento del voto all’unanimità in Consiglio nelle materie in cui ancora vige.
  • Creare una vera cittadinanza federale europea, dotata di un autonomo nucleo di diritti individuali e collettivi, civili, politici, economici e sociali.
  • Garantire il rispetto, la piena applicazione e il rafforzamento del regolamento di condizionalità dei fondi UE al rispetto dello stato di diritto. 
  • Rendere prioritario il monitoraggio della Commissione europea sul rispetto dei diritti, delle libertà e della democrazia e istituire un osservatorio della democrazia con il compito di monitorare regolarmente la situazione dello stato di diritto in tutti gli Stati membri dell’UE.
  • Rafforzare i poteri dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali in modo che possa indagare sulle violazioni dei diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea.
  • Garantire l’accesso ad una giustizia equa ed indipendente in Europa: promuovere una direttiva quadro sui diritti processuali e penali per sintetizzare e organizzare la legislazione esistente e stabilire il libero accesso alla giustizia, nonché una base comune di diritti in questo settore per tutti gli Stati membri.
  • Definire un quadro comune sulle condizioni di detenzione volto a garantire il rispetto e la tutela della dignità umana come elemento determinante per l’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle sentenze nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell’Unione europea.
  • Creare un programma europeo per il distacco di magistrati presso i tribunali di altri Stati membri, al fine di promuovere la conoscenza, la cultura e il lavoro comune tra i sistemi giudiziari europei.
  • Proteggere lo spazio democratico dell’informazione dai regimi autoritari, dalla concentrazione proprietaria e dai conflitti di interesse e garantire l’onestà, l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione per tutti i media che trasmettono su canali audiovisivi all’interno dell’Unione europea.
  • Rafforzare la protezione della riservatezza delle fonti dei giornalisti, anche vietando l’uso di software spia contro la stampa, sia da parte degli Stati che delle aziende.
  • Creare un osservatorio europeo sulla libertà d’informazione nell’Unione europea con un meccanismo di allerta per monitorare gli ostacoli al lavoro dei giornalisti.
  • Costruire un approccio strutturato e armonizzato di dialogo civico per il coinvolgimento regolare e significativo delle organizzazioni della società civile nel processo decisionale dell’Unione e definire una strategia per promuovere un ambiente aperto, sicuro e accessibile per la società civile, proteggere meglio gli attivisti e aumentare i finanziamenti per le organizzazioni attive.
  • Rafforzare i diritti di cittadinanza europea, anche estendendo il diritto di voto per le elezioni regionali e nazionali a chi risiede e lavora stabilmente in un paese europeo e incentivando gli accordi bilaterali per consentire, laddove questa non è oggi prevista, la doppia cittadinanza tra paesi UE.
  • Introdurre una legislazione esaustiva sulle attività di lobbying a livello europeo.

L’Europa sostenibile
e della neutralità climatica

La legislatura passata ha avviato misure importanti e coraggiose volte a raggiungere la neutralità climatica. Oggi quelle misure sono sotto attacco da parte dei negazionisti climatici, dei conservatori e della destra estrema.

Noi crediamo invece che non solo il percorso del Green Deal vada difeso, ma che sia necessario completarlo, migliorarne le ambizioni e costruirne una indispensabile dimensione sociale. 

Con il rafforzamento del Green Deal miriamo a superare gli obiettivi europei ben prima del 2050, spostandone la meta al 2040. 

Per questo puntiamo a:

  • Istituire un Fondo europeo per gli investimenti ambientali e sociali di almeno 2.000 miliardi di euro, per finanziare investimenti green, trasporto pubblico ed efficientamento energetico delle case, favorendo le persone con maggiore difficoltà economiche nell’accesso agli incentivi.
  • Approvare una direttiva quadro sulla transizione giusta in Europa, aumentando in maniera consistente le risorse del Just Transition Fund (JTF). L’obiettivo è sostenere le regioni e i settori più colpiti dalla transizione e creare nuovi posti di lavoro per i giovani.
  • Costruire un ambizioso pacchetto legislativo “Fit for 1.5°C” che punti a ridurre le emissioni climalteranti di almeno il 65% entro il 2030 per poter raggiungere la neutralità climatica già entro il 2040.
  • Escludere il nucleare e la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica dalle tecnologie strategiche e dai progetti prioritari del Regolamento Net Zero Industry Act.
  • Promuovere green jobs e formazione professionale, attraverso la diffusione di programmi di formazione per la riqualificazione dei lavoratori in settori emergenti e sostenibili.
  • Porre in essere una Strategia industriale europea volta a rafforzare la competitività delle imprese e ad accelerare la transizione verso la neutralità climatica.
  • Decarbonizzare la finanza, coinvolgendo la BCE nell’adozione di politiche monetarie che promuovano gli investimenti verdi.
  • Sviluppare un’industria dell’eco-edilizia che utilizzi materiali di origine biologica (tra cui legno, terra e paglia).

L’Europa rinnovabile

Il nostro impegno è per un’Europa alimentata solo da energie rinnovabili entro il 2040, un sistema energetico de-carbonizzato e de-nuclearizzato, efficiente e accessibile, fondato sull’idea di comunità e che promuova l’indipendenza energetica. 

Per noi, l’energia deve essere democratica: tutte e tutti devono poterla liberamente produrre e scambiare, tenendo sempre presente il nostro ruolo di consumatori nel mondo. Un sistema energetico come questo permetterà anche di raggiungere una maggiore autonomia geopolitica.

Per questo vogliamo:

  • Mettere fine all’era dei combustibili fossili, a partire da un piano dettagliato per cessare l’uso di carbone entro il 2030 e di petrolio e gas tra il 2035 e il 2040, con l’impegno entro quell’anno di avere un’Europa alimentata al 100% da energie rinnovabili.
  • Vietare ogni nuovo sfruttamento dei combustibili fossili nell’Unione Europea.
  • Introdurre, nella Tassonomia dell’UE, un sistema a semaforo, che preveda tre categorie diverse per le attività economiche sostenibili, intermedie e insostenibili, ponendo gas e nucleare nella categoria rossa.
  • Investire sull’energia solare e eolica, sulla polarizzazione dei tetti e sull’agrofotovoltaico.
  • Investire sull’efficientamento energetico degli edifici.
  • Eliminare gradualmente i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) per abolirli completamente entro il 2030.
  • Democratizzare l’energia, attraverso il supporto alle comunità energetiche per produrre e scambiare energia rinnovabile
  • Introdurre un tetto europeo annuale al prezzo del gas e dell’elettricità, al fine di proteggere i consumatori, da finanziare con una imposta UE sugli extraprofitti energetici.
  • Adottare una Carbon Tax, ovvero un’imposta sulle aziende che non rispettano gli standard ambientali, anche per i prodotti extra UE al fine di contrastare il dumping sociale e ambientale.
  • Negoziare un trattato internazionale sulla non proliferazione dei combustibili fossili e contro il lobbismo delle compagnie petrolifere, del carbone e del gas nelle istituzioni pubbliche.

L’Europa della mobilità sostenibile

La sfida per la neutralità climatica passa anche attraverso la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile, inclusivo e accessibile. 

Le nostre proposte si muovono quindi verso due direzioni. 

Da un lato prevediamo l’aumento degli investimenti sul trasporto pubblico e sulla mobilità lenta, condivisa ed elettrica: misure che riducano l’inquinamento, migliorino la qualità dell’aria e promuovano uno stile di vita più sano. 

Dall’altro proponiamo all’UE di compiere scelte coraggiose volte a ridurre i costi della mobilità per i cittadini, come la gratuità dei trasporti per i giovani e il biglietto climatico. 

Il nostro scopo è quello di promuovere un sistema di trasporto pubblico sostenibile ed efficiente, che garantisca una maggiore coesione e migliori la qualità della vita dei cittadini.

A tal fine prevediamo di:

  • Rafforzare i trasporti pubblici per una mobilità accessibile, aumentando gli investimenti per espandere e modernizzare le ferrovie al fine di ridurre il tempo dei viaggi e il relativo costo.
  • Promuovere investimenti sulle reti elettriche verso quelle più potenti e flessibili, così che ogni Paese possa essere in grado di pianificare colonnine sufficienti per la ricarica di veicoli elettrici in previsione del termine previsto per il 2035 sul motore a combustione.
  • Finanziare con il Fondo Sociale per il Clima le azioni per contrastare la mobility poverty.
  • Potenziare il trasporto pubblico urbano e i sistemi di mobilità elettrica, lenta e condivisa, con particolare attenzione al trasporto su ferro, a reti ciclabili sicure e a mezzi di mobilità elettrica (biciclette, auto e bus), con previsione di gratuità per il pubblico gratuito Under 30 e Over 65.
  • Investire sul trasporto notturno ferroviario per ridurre l’uso di voli a corto raggio, anche attraverso la creazione di una piattaforma di biglietteria europea, con l’obiettivo di vietare i voli all’interno dell’Unione europea quando esistono alternative valide e sostenibili, esclusi i collegamenti internazionali.
  • Introdurre il “biglietto climatico” ad un costo basso e adattato alle condizioni economiche di ciascun Paese dell’UE.
  • Eliminare i jet privati, con divieto di voli a corto raggio dove esistono alternative sostenibili e introdurre una tassa per i frequent flyer, eccezion fatta per le regioni insulari.
  • Rifunzionalizzare le tratte ferroviarie dismesse, integrandole con le reti ferroviarie urbane e periurbane.
  • Introdurre un progressivo obbligo di trasporto delle merci su ferro e promuovere il cabotaggio europeo.
  • Promuovere forme di controllo pubblico a tutela dei diritti dei cittadini e dell’ambiente sulla gestione delle infrastrutture di strade, autostrade, aeroporti e telecomunicazioni.
  • Introdurre una tassazione sul carburante per l’aviazione.

L’Europa circolare a rifiuti zero

L’Europa si trova a un bivio critico nella gestione delle risorse e dell’ambiente. 

Il nostro programma mira a trasformare l’economia europea, rendendola circolare, sostenibile e inclusiva, così da dar vita a una società in cui il consumo responsabile e la tutela ambientale siano al centro delle politiche europee.

In un’epoca di consumo insostenibile, è fondamentale che l’Europa si ponga alla guida di una trasformazione economica, adottando un modello completamente circolare e atossico entro il 2040. 

Questa transizione non solo ridurrà il consumo di risorse, ma migliorerà anche la qualità della vita, garantendo prodotti più durevoli e sostenibili.

A questo proposito alcune azioni devono essere immediatamente intraprese:

  • Approvare una Direttiva sulla gestione sostenibile delle risorse allo scopo di ridurre del 66% la quantità di materie prime consumate annualmente rispetto al 2022.
  • Rafforzare il programma di sostegno alle filiere strategiche di approvvigionamento per la gestione circolare dei rifiuti tessili e delle materie prime critiche dai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).
  • Ripensare il design dei prodotti, con l’introduzione di standard europei unificati e di rigorosi requisiti di sostenibilità nella fase di progettazione dei prodotti per renderli durevoli, riparabili e riciclabili, riducendo così i consumi, gli sprechi e quindi i rifiuti.
  • Riciclare, riutilizzare e riparare, sviluppando un mercato interno forte per i beni di seconda mano e introducendo il punteggio europeo di riparabilità.
  • Implementare standard tecnici come, ad esempio, il caricabatterie universale e prendere misure contro l’obsolescenza programmata.
  • Ridurre l’utilizzo della plastica, tramite ricerca nell’innovazione nei materiali e riciclo di almeno il 90%, oltre che il contenimento dell’impiego nei settori chiave: imballaggi, edilizia e automotive. Introdurre una tassa sulla plastica e sistemi di deposito cauzionale e di disincentivazione della plastica monouso. Passaggio alle bioplastiche da fonti rinnovabili.
  • Adottare una gestione sostenibile avanzata dei rifiuti tramite l’aumento del riciclo, l promozione della raccolta differenziata e del compostaggio. Realizzazione di impianti moderni per il riciclo e il recupero dei materiali, in particolare quelli strategici come i metalli. Modernizzare i sistemi di smaltimento dei rifiuti, il recupero delle materie prime e la reintroduzione nel ciclo economico. Escludere l’incenerimento dei rifiuti.
  • Stabilire un piano europeo di sobrietà, limitare la pubblicità luminosa e impedire la distruzione delle scorte di merci invendute.
  • Promuovere la sensibilizzazione sull’economia circolare e l’ampliamento dei sistemi di partecipazione dei cittadini alle decisioni.

L’Europa contro l’austerity

Nella fase di pandemia l’Unione Europea ha sperimentato la possibilità di essere uno spazio politico solidale, con tutte le proprie istituzioni coinvolte nell’evitare che gli egoismi nazionali potessero deflagrare e metterne a rischio la stessa tenuta.

La BCE ha finalmente agito da Banca Centrale, contribuendo alla tenuta finanziaria del sistema.

Il piano Next Generation EU è stato di fatto finanziato dal debito comune.

È stato sospeso il Patto di Stabilità, consentendo agli Stati nazionali di mettere in campo tutte le misure necessarie ad evitare il collasso economico e sociale.

Non era andata così nella crisi del debito sovrano, quando la Grecia e gli altri paesi mediterranei erano stati vincolati a piani di austerità insostenibili, di cui portiamo ancora le cicatrici collettive.

Oggi siamo a un bivio, in cui si deve stabilire se percorrere con ancora più forza la strada della solidarietà o tornare al totem dei vincoli di bilancio e dei piani di compressione della spesa pubblica e del welfare.

La recente riforma della governance economica spinge nella seconda direzione, ma i giochi devono essere riaperti.

Per questo proponiamo di:

  • Garantire una revisione delle regole di governance economica che cancelli una volta per tutte la stagione dell’austerità e superi la recente riforma per allinearla invece al raggiungimento dei diritti contenuti nel Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.
  • Fornire agli Stati membri il margine di manovra necessario per finanziare gli investimenti per una transizione equa, che si accompagni ad un fondo europeo di transizione per lo sviluppo socioeconomico e per i beni comuni, da finanziarsi attraverso l’emissione di Eurobond.
  • Trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza, cosicché possa agire come finanziatore diretto delle tesorerie nazionali e non solo interporsi attraverso le banche, con grande vantaggio delle stesse e a discapito della sostenibilità del debito pubblico.
  • Aggiungere condizioni ecologiche e sociali a tutti i programmi monetari della BCE e inserire la piena occupazione fra i suoi obiettivi statutari, così da garantire il finanziamento dell’economia reale anziché la spinta alla speculazione.
  • Convocare una conferenza europea sul debito, con lo scopo di raggiungere un accordo per la ristrutturazione e la mutualizzazione da parte della BCE di quella parte del debito pubblico di tutte le economie dell’area dell’euro che superi il 60% del PIL dei singoli paesi. Ciò potrebbe avvenire attraverso uno scambio di obbligazioni esistenti con nuove obbligazioni, acquistate dalla BCE al valore nominale con un tasso di interesse dello 0 % e con l’obiettivo di mantenerle in perpetuo nel proprio bilancio.
  • Trasformare la Banca europea per gli investimenti (BEI) in una vera e propria “banca del clima”, accelerando la decarbonizzazione delle sue attività di prestito e subordinando l’ammissibilità delle imprese ai programmi cofinanziati dalla BEI a criteri ecologici e sociali.

L’Europa della fiscalità giusta

In tutti questi anni l’Unione europea si è caratterizzata come uno spazio dominato dal dumping fiscale, dall’esistenza di paradisi fiscali interni, dalla tolleranza verso pratiche di elusione ed ottimizzazione fiscale opache da parte delle grandi multinazionali, dall’ostilità verso tentativi di far pagare il dovuto alla speculazione e alle rendite economiche e finanziarie.

È ora di ribaltare completamente questo stato di cose, nel segno della giustizia sociale, della tutela del lavoro e delle fragilità.

Per questo proponiamo di:

  • Introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, che copra azioni, obbligazioni e derivati, con un’aliquota sufficientemente alta da scoraggiare la speculazione.
  • Adottare un’imposta europea sui grandi patrimoni, sul modello di quanto proposto nell’Iniziativa dei Cittadini Europei “La grande ricchezza”.
  • Approvare un’imposta sulle pratiche degli ultra-ricchi che favoriscono il cambiamento climatico e sui beni di lusso, compresi yacht e jet privati.
  • Redigere una lista nera di tutti i paradisi fiscali, basata su criteri di equità fiscale (aliquota minima effettiva e criteri di attività economica reale) e che includa anche i paradisi fiscali europei. Affidare la stesura di questa lista ad un organo democratico e trasparente.
  • Combattere la concorrenza fiscale aggressiva all’interno dell’Unione Europea, anche attraverso l’armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie e i redditi da capitale. A questo proposito abolire l’unanimità in Consiglio sulla politica fiscale, così da impedire il veto dei paradisi fiscali interni.
  • Garantire la trasparenza fiscale delle multinazionali, obbligandole a dichiarare pubblicamente il loro fatturato e le tasse che pagano in ogni Paese in cui operano.
  • Creare un registro europeo globale dei beni per combattere più efficacemente l’evasione fiscale, spingendo al contempo per la sua estensione a livello globale, così da impedire agli investitori transfrontalieri di eludere le tasse con schemi come quelli rivelati dai file CumEx.

L’Europa sociale

L’Europa è la più grande area economica del mondo, nonché lo spazio in cui nel ‘900 le lotte del movimento operaio hanno portato le maggiori conquiste in termini di welfare e promozione dei diritti sociali.

Eppure 30 anni di egemonia neoliberista e di politiche conseguenti hanno lasciato il segno, consegnandoci un panorama di disuguaglianze fortissime e sempre crescenti, di povertà diffusa a livelli insostenibili, di diritti fondamentali negati e di incapacità del mercato di garantire a tutte e tutti una vita degna.

La stessa Unione Europea ha incorporato nelle sue stesse regole e prassi di comportamento questi elementi regressivi, finendo per diventare una promotrice attiva dell’allargamento della forbice sociale.

Noi crediamo tuttavia che il ciclo delle crisi indotte dal capitalismo abbia reso ormai evidente il fallimento strutturale del liberismo e che sia maturo il tempo per un cambio di paradigma.

Per questo proponiamo di:

  • Mettere le politiche sociali al cuore dell’azione europea per sradicare la povertà e combattere l’esclusione sociale, anche restituendo maggiore priorità agli investimenti sociali nel prossimo Quadro finanziario pluriennale.
  • Approvare una direttiva quadro per un reddito minimo europeo, parametrato per garantire in ogni paese membro il livello minimo di sussistenza socio-culturale e una protezione sicura contro la povertà in ogni circostanza.
  • Rafforzare la dotazione del Fondo sociale europeo e renderlo a tutti gli effetti uno strumento per combattere le disuguaglianze economiche e sociali.
  • Mettere in campo una strategia sociale europea che preveda anche una garanzia per l’accesso alla casa, al cibo, all’acqua e all’energia per i membri più vulnerabili della società.
  • Definire un piano complessivo di contrasto alla povertà che preveda sia un reddito di autonomia, sia la strutturazione di servizi pubblici efficienti e accessibili.
  • Ribadire che la casa è un diritto sociale fondamentale: contrastare la crescita spropositata degli affitti e dei prezzi dell’energia con politiche efficaci che combattano la finanziarizzazione del settore abitativo. Anche se l’Unione non ha una diretta competenza in questo settore molto può e deve essere fatto utilizzando la leva della regolamentazione sugli aiuti di stato, della politica fiscale e la concorrenza, per esempio regolamentando l’accesso di investitori privati e finanziari e scoraggiando la speculazione o facilitando la disponibilità di abitazioni sociali come misure efficienti di sviluppo urbano sostenibile.
  • Adottare un quadro normativo europeo che consenta alle autorità locali di limitare realmente le attività di piattaforme come Airbnb, al fine di alleggerire il mercato degli affitti ed evitare l’esplosione dei prezzi.
  • Garantire che nessuna persona o famiglia in situazione di vulnerabilità possa essere sfrattata o allontanata senza che l’amministrazione competente garantisca una nuova sistemazione in condizioni dignitose, sia in caso di mancato pagamento degli affitti che di occupazione precaria dovuta alla mancanza di alloggi a prezzi accessibili.
  • Aumentare i fondi per gli aiuti alimentari ai più svantaggiati. 
  • Sostanziare la definizione di beni comuni e strutturarne la difesa e la piena accessibilità al di fuori delle dinamiche di mercato.
  • Aggiungere al concetto di libertà di circolazione delle persone prevista dal Mercato unico anche il “diritto di restare”, la possibilità cioè di contenere le forti ondate di migrazione interna che stanno spopolando molti territori periferici, garantendo anche lì servizi efficienti, prospettive di sviluppo e diritto ad una vita dignitosa. 
  • Promuovere la misurazione del benessere equo e sostenibile (BES) al fine di cogliere lo stato del progresso in Europa non soltanto dal punto di vista economico, come avviene nel caso del PIL, ma anche da quello sociale e ambientale.

L’Europa della cura

La pandemia ci ha drammaticamente ricordato quanto sia importante disporre di un sistema sanitario pubblico, fondato sui principi di equità, uguaglianza e universalità. E quanto prezioso e da valorizzare sia il ruolo di tutti gli operatori della sanità. Il COVID ci ha dimostrato la fragilità attuale del Servizio Sanitario Nazionale, dopo anni di spinta alla privatizzazione e al definanziamento delle strutture pubbliche. Abbiamo visto con chiarezza quanto sia fondamentale avere un sistema di ricerca e di distribuzione di dispositivi medici pubblico ed europeo, in grado di fornire alle cittadine e ai cittadini del nostro continente farmaci e vaccini innovativi e a prezzo contenuto. I numerosi scandali legati al mercato delle mascherine non necessitano commenti ulteriori perché sono ben presenti nella memoria di tutti noi. Oggi siamo molto lontani da tutto questo, soprattutto a causa degli oltre 30 miliardi di euro di tagli alla sanità pubblica avvenuti negli ultimi 15 anni e dall’orientamento verso il privato, fatto imputabile a tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni.

Per questo noi riteniamo si debba cambiare e per farlo proponiamo di:

  • Garantire il diritto alla salute e ritornare al modello di sanità pubblica e di copertura universale delle cure, equa e gratuita, con un budget sufficiente e servizi che rimuovano le barriere economiche non legate alla razionalità sanitaria e senza alcuna esclusione per le persone residenti in qualsiasi Paese dell’Unione Europea. 
  • Aumentare significativamente gli investimenti dell’Unione Europea nei programmi pubblici di salute mentale. Organizzare una campagna europea di prevenzione sulla salute mentale, rivolta in particolare ai giovani, in collaborazione con i servizi di salute pubblica e le associazioni nazionali.
  • Confrontarsi con i parlamentari degli altri stati membri per la creazione di un organismo europeo che investa sulla ricerca e garantisca prezzi equi per i farmaci e i vaccini prodotti.
  • Pianificare una vera e propria diffusione delle strutture di produzione e ricerca farmaceutica, incoraggiando, ove possibile, la produzione locale per far fronte alle carenze.
  • Attuare un piano europeo di eliminazione dell’amianto per proteggere la salute, in particolare nei luoghi di lavoro e di vita (ancora oggi in Piemonte ogni anno vi sono 250 nuovi casi di mesotelioma un tumore mortale legato alla presenza dell’amianto nelle costruzioni)
  • Elaborare un Piano d’azione Europeo per le malattie rare, che consenta di arrivare a diagnosi più tempestive, rapide e accurate in tutta Europa, di costruire percorsi di ricerca e sviluppo innovativi, di avere percorsi sanitari integrati nazionali ed europei incentrati sulla persona e un accesso tempestivo a trattamenti. 
  • Promuovere la legalizzazione della cannabis per sostituire le politiche repressive fallite con una politica efficace di salute pubblica, e soprattutto per fermare la distribuzione da parte della criminalità organizzata di cannabis con concentrazioni cinque volte superiori di tetraidrocannabinolo che crea danni neurologici significativi nei nostri ragazzi
  • Escludere le spese per la sanità e la protezione sociale dai limiti di spesa imposti dal Patto di Stabilità e stabilire che non siano oggetto di raccomandazioni di bilancio nel contesto del semestre europeo.
  • Definire standard sanitari a livello europeo, compresi livelli di personale e protezione sociale corrispondenti alle esigenze della popolazione, dando disposizioni agli stati membri affinché garantiscano un finanziamento pubblico sufficiente per la sanità, in modo da impedire che i servizi sanitari siano finanziati direttamente o indirettamente da coloro che ne usufruiscono.
  • Stabilire che i fondi europei destinati in qualsiasi modo alla salute non debbano essere destinati a iniziative private a scopo di lucro.
  • Rivedere le direttive sui servizi e sugli appalti pubblici applicabili ai settori della sanità e della protezione sociale, imponendo regole severe sulla qualità e sull’accessibilità dei servizi per tutti, escludendo la possibilità dei partecipanti agli appalti di scegliere solo servizi redditizi, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU per il 2030.
  • Mettere in atto meccanismi sanzionatori per gli Stati membri che escludono dalla protezione sociale e dall’assistenza sanitaria gruppi vulnerabili e non rispettino il principio di non discriminazione nell’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità. Introdurre meccanismi sanzionatori per gli Stati membri che non rispettano i tempi di attesa per accesso alle cure e alla diagnostica indicati dalle società scientifiche in relazione alla urgenza delle diverse patologie.
  • Destinare finanziamenti europei alla promozione della salute, attraverso il rafforzamento dei servizi sanitari di prossimità, prestando particolare attenzione all’educazione alla salute fin dall’infanzia e proteggendo i giovani dalla pubblicità di prodotti nocivi (plastica, bevande, cibi).
  • Promuovere un modello che garantisca una collaborazione orizzontale tra gli attori della sanità e dia spazio ai pazienti come partner, incoraggiando gli stati membri a riconoscere il ruolo delle associazioni che intervengono nell’ambito della salute della popolazione. 
  • Includere clausole sociali, ambientali e sanitarie in tutte le misure che possono incidere sui determinanti della salute, riconoscendo le connessioni tra protezione dell’ambiente, cambiamenti climatici, sistema economico, giustizia sociale e stato della salute pubblica, valutando le conseguenze sulla salute di tutte le politiche. 
  • Rendere concretamente esecutive, con sanzioni appropriate, le norme di recepimento delle direttive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, attraverso il rafforzamento dei sistemi pubblici di controllo, l’incremento delle risorse destinate ai servizi di prevenzione, l’attuazione di azioni efficaci di promozione della prevenzione e del partenariato sociale.
  • Rendere accessibili e sempre disponibili ed economicamente sostenibili i farmaci essenziali.
  • Riformare i criteri di qualità, efficacia e sicurezza che l’Agenzia Europea del farmaco (EMA) applica per valutare gli studi a sostegno delle richieste di immettere sul mercato nuovi farmaci, stabilendo che l’efficacia va misurata su indicatori di esito e i confronti vanno fatti con un farmaco della stessa categoria di provata efficacia. Il disegno degli studi clinici per la valutazione dell’efficacia e della sicurezza deve essere di superiorità, per evitare l’introduzione di prodotti che non sono innovativi rispetto a quelli analoghi già presenti. Prevedere sempre la presenza di un ente indipendente senza fini di lucro, privo di connessioni con l’azienda che richiede l’autorizzazione. Rendere pubblici e disponibili a verifiche indipendenti tutti i dati degli studi clinici alla base dell’approvazione.
  • Stabilire meccanismi di solidarietà tra gli stati membri, armonizzando i salari e le condizioni di lavoro del personale sanitario, per consentire la libertà di circolazione degli operatori senza impoverire le risorse umane degli stati in condizioni economiche svantaggiate. Garantire inoltre un sostegno agli stati membri con minori risorse economiche, consentendo loro di assicurare al personale sanitario condizioni lavorative e salariali paragonabili a quelle degli altri stati.
  • Sostenere il monitoraggio dei campi elettromagnetici ad alta frequenza, soprattutto nei siti con maggiori criticità, stabilendo criteri precauzionali per i siti sensibili e promuovere la sensibilizzazione negli istituti scolastici sul corretto utilizzo dei dispositivi elettronici al fine di minimizzare i rischi legati all’esposizione.
  • Approvare un piano pluriennale per bandire i Pfas sostituendoli nella produzione con alternative non dannose per la salute, come proposto da 5 stati europei. Ci occuperemo di affrontare con il mondo della ricerca e quello imprenditoriale i grandi sos legati alla gestione dei Pfas negli impianti di incenerimento, la difesa delle piante e dell’Agricoltura dal rischio di assorbimento radicale e deposito di Pfas sul cibo e la trasparenza e gestione dei siti inquinati europei.
  • Rendere la sanità più equa e accessibile lavorando per ridurre i tempi di attesa delle prestazioni e coinvolgendo gli operatori sanitari per una migliore e più efficiente organizzazione dei servizi.

Inquinamento elettromagnetico

  • Impegnarsi per riportare i limiti di esposizione a valori più cautelativi, in applicazione del Principio di Precauzione e di quanto contenuto nella Risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2009;
  • Sostenere il ritorno a misurazioni dei CEM con intervalli di 6 minuti, piuttosto che di 24 ore, unica anomalia nel panorama europeo;
  • Favorire l’approfondimento degli studi scientifici indipendenti sulle tecnologie di comunicazione mobile emergenti, come il 5G;
  • Incentivare la ricerca epidemiologica, come elemento di acquisizione di dati in aree di particolare concentrazione di sorgenti elettromagnetiche;
  • Indicare forme di “coesione sociale”, come la pianificazione territoriale degli impianti, quali strumenti idonei a risolvere conflitti e contemperare le esigenze contrapposte.

L’Europa fondata sul lavoro

Veniamo da anni in cui il lavoro è stato precarizzato, sfruttato più che mai, ridotto a costo da abbattere nella corsa alla competizione. 

Di lavoro ci si ammala e si muore: lo scorso anno in Italia ci sono stati 1043 decessi sul lavoro ed anche questo anno si sta ripetendo una strage vergognosa e inaccettabile. E i dati sul resto d’Europa confermano lo stesso allarme.

Per noi chi lavora è soprattutto una persona, da mettere al centro di un sistema di diritti, tutele e garanzie, tali da assicurarle libertà, dignità e benessere. 

L’Unione Europea può e deve fare molto in questa direzione, a partire dal completamento e dalla effettiva implementazione del pilastro sociale, cambiando il verso della storia, promuovendo finalmente un’armonizzazione al rialzo delle condizioni di lavoro e creando posti di lavoro di qualità, anche attraverso l’introduzione di condizionalità sociali per i fondi europei, gli aiuti di Stato e le altre forme di supporto alle imprese. 

A questo fine proponiamo di:

  • Raggiungere gli obiettivi climatici attraverso una direttiva sulla transizione giusta sul piano occupazionale, che si basi sul principio del coinvolgimento dei sindacati, della centralità della contrattazione collettiva e delle associazioni ambientaliste.
  • Combattere il dumping sociale favorendo gli aumenti salariali e sostenere la convergenza verso l’alto dei redditi e delle condizioni di lavoro, anche attraverso l’introduzione di un quadro europeo che promuova l’aumento dei salari e un’azione più incisiva a livello UE per eliminare il divario retributivo di genere.
  • Adottare una direttiva per indicizzare i salari all’inflazione in tutti gli Stati membri.
  • Definire uno statuto europeo del lavoro, così da definire una base minima comune di diritti nei diversi Stati, per evitare la concorrenza e i danni che questa provoca a tutte e tutti coloro che lavorano.
  • Porre fine al lavoro precario garantendo alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto a contratti a tempo pieno e indeterminato e vietando ogni forma di stage non retribuito.
  • Aumentare il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori sulla flessibilità dell’orario di lavoro. Proteggere i diritti anche nel telelavoro, compreso il diritto alla disconnessione, e vietare la sorveglianza invasiva e irrispettosa. 
  • Migliorare ed estendere l’applicazione della legislazione UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro e adottare ogni iniziativa per arrivare a zero morti sul lavoro o causate da malattie professionali, comprese quelle che coinvolgono le lavoratrici e i lavoratori domestici. Riconoscere i rischi psicosociali, a partire dal burnout. Introdurre una norma europea che definisca il limite di temperatura massimo nei luoghi di lavoro.
  • Ridurre la durata massima della settimana lavorativa a parità di salario.
  • Prevedere l’introduzione obbligatoria della contrattazione collettiva europea nelle grandi imprese presenti in più Paesi.
  • Riformare la direttiva appalti pubblici, generalizzando la responsabilità del contraente principale, promuovendo la contrattazione collettiva e garantendo a tutte le lavoratrici e i lavoratori della catena di subappalto le stesse condizioni di lavoro, gli stessi livelli di sicurezza e la stessa retribuzione, anche al fine di superare convenzioni e accordi bilaterali.
  • Rendere permanente, rafforzare ed estendere lo strumento europeo di supporto alla mitigazione dei rischi della disoccupazione in caso di emergenze (SURE) creato a risposta della crisi pandemica per salvaguardare i lavoratori. Il suo campo d’azione dovrebbe essere allargato anche per supportare l’adattamento alla conversione ecologica.
  • Garantire l’accesso alla protezione sociali a tutte le lavoratrici ed i lavoratori, anche aticipi o precari, per combattere la povertà e non lasciare nessuno indietro. 

L’Europa oltre il mercato

L’Unione Europea per troppi anni è stata soprattutto un grande mercato fondato sul principio della libera concorrenza, con una spinta fortissima verso le privatizzazioni e la centralità dell’impresa come unico fulcro di funzionamento.

Noi vogliamo invece introdurre un’anima sociale e ambientale, che parta da ciò che afferma la nostra Costituzione: l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Questo significa mettere al centro i beni comuni, rafforzare la responsabilità sociale delle aziende, pretendere che l’impronta ecologica sia determinante nella scelta fra le diverse opzioni produttive disponibili.

Abbiamo bisogno di rivedere profondamente il modello di competitività europeo sui mercati globali. Oggi infatti la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, eclatanti conseguenze sull’ambiente sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Un nuovo modello di competitività europeo deve respingere tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali e lavorare invece per ricondurre una globalizzazione apparentemente ristagnante verso un nuovo ed inedito binario di giustizia ed equilibrio.

Per questo proponiamo di:

  • Imporre una condizionalità sociale ed ecologica a tutte le imprese che ricevono aiuti pubblici, implementando un sistema efficace di controlli, e promuovere l’economia sociale solidale nell’assegnazione degli aiuti di Stato.
  • Irrobustire gli obblighi europei di trasparenza sull’impatto ecologico e sociale delle imprese.
  • Rafforzare gli obblighi prudenziali delle banche (cioè le regole che limitano l’assunzione di rischi sconsiderati), in particolare applicando le regole di Basilea III senza alcun allentamento dei requisiti patrimoniali.
  • Rafforzare drasticamente la regolamentazione europea del settore delle criptovalute e vietare le pratiche più speculative o dannose per l’ambiente.
  • Escludere i servizi pubblici di interesse generale da ogni obbligo di liberalizzazione e privatizzazione e favorire la loro eventuale ripubblicizzazione.
  • Stabilire obiettivi e traguardi concreti per migliorare i servizi pubblici a diversi livelli, sulla base dei valori e dei principi di uguaglianza, finanziamento solidale, controllo democratico, partecipazione dei lavoratori e dei cittadini e valutazione partecipata e trasparente.
  • Estendere l’elenco dei settori di interesse generale e dei beni comuni esenti dal diritto della concorrenza, includendo ad esempio l’edilizia sociale.
  • Migliorare la direttiva sulla Due Diligence delle imprese, rendendo tutte le aziende, indipendentemente dal settore e dalla dimensione, responsabili dell’intera catena di fornitura per il rispetto dei diritti umani e di standard adeguati in materia sociale e ambientale.
  • Creare un ente di parti sociali europee che annualmente fornisca un’analisi delle retribuzioni fornite da ogni piattaforma, sia per i lavoratori dipendenti che per creatori e artisti, fornendo dati alle istituzioni europee rispetto ai contributi trattenuti dalle piattaforme e quelli richiesti da editori e altri detentori di diritti per conto terzi.
  • Creare un sistema di rating aziendale europeo basato su standard internazionali rispetto alla sostenibilità ambientale che può essere utilizzato dai consumatori per effettuare le loro scelte, basato sulla tecnologia blockchain e intelligenza artificiale.

L’Europa che innova per il bene comune

Se l’Unione Europea vuole avere un futuro come potenza industriale necessita obiettivi condivisi, una pianificazione collettiva e risorse comuni per garantire ricerca, innovazione e investimenti.

È inoltre indispensabile che lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali siano protagoniste del processo produttivo, così da garantire un costante incremento della produttività, un’equa distribuzione dei vantaggi che ne derivino e un impatto positivo delle nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale. 

Tecnologia e innovazione però non sono concetti neutrali. Tutte le innovazioni hanno uno scopo, e tali scopi derivano dai rapporti di forza nella società. Si possono destinare risorse e tempo per sviluppare tecnologie avanzatissime volte a compiere bombardamenti, a ridurre il numero di lavoratori per tagliare i costi di produzione o a controllare i dati dei cittadini, oppure si può decidere invece di dedicarli per debellare le malattie rare o la povertà. Non si tratta di un destino inevitabile, ma di scelte politiche precise. I rapporti di forza odierni nella società fanno sì che l’innovazione tecnologica finisca oggi per favorire soprattutto i super-ricchi e il comparto militare.

Noi pensiamo però che l’innovazione tecnologica non sia un mero obiettivo per aumentare il profitto, ma che possa essere invece un mezzo per creare un mondo più giusto, sostenibile e femminista. 

Per questo proponiamo di:

  • Espandere il piano Horizon Europe ad almeno 150 miliardi, finanziando l’espansione con debito comune europeo.
  • Richiedere però l’esclusione dal programma Horizon (come per tutti gli altri programmi quadro per l’innovazione) di tutti i paesi europei e terzi che vengono riconosciuti in violazione di diritti umani.
  • Elaborare un Piano Economico Europeo che indichi agli attori economici privati e alle imprese in quali settori l’UE prevede di investire per i prossimi anni, quante risorse e a che scopi. Tale piano servirà ai suddetti agenti privati a fare calcoli di investimento più razionali e guiderà anche gli investimenti pubblici europei.
  • Finanziare un fondo per il sostegno ai sindacati europei allo scopo di creare un centro di formazione e aggiornamento permanente per i lavoratori, prevedendo il riconoscimento a livello europeo dei certificati rilasciati da tale centro di formazione.
  • Introdurre requisiti specifici sul consumo di energie rinnovabili come fonte prevalente di alimentazione per infrastrutture ICT & Cloud all’Interno dei bandi per gare d’appalto.
  • Inserire requisiti di sovranità europea per la difesa di compagnie europee, per la difesa dei dati di cittadini europei e per la tutela dalle ingerenze di paesi terzi.
  • Istituire un’agenzia europea di ricerca sull’intelligenza artificiale a capitale interamente pubblico, che tenga insieme un approccio etico, regolamentare, di ricerca e industriale, così da sfidare le corporation USA e da proporre un approccio integralmente umanista alla grande sfida tecnologica dei prossimi anni.
  • Adottare una direttiva anti-delocalizzazioni, con l’obiettivo di imporre l’adozione di percorsi obbligatori di confronto con i sindacati, le comunità locali e i Governi nazionali in caso di ipotesi di chiusura di stabilimenti produttivi e di impedire trasferimenti di produzione interni ai paesi dell’Unione Europea, qualora si riscontrino motivazioni di dumping sociale o ambientale.

L’Europa del sapere

La circolazione delle idee e del sapere è la linfa vitale su cui è cresciuta la possibilità stessa dell’Unione Europea. 

Alimentare gli scambi fra istituzioni della conoscenza, garantire il diritto allo studio e alla formazione permanente, approfondire sempre di più la ricerca comune sono fattori decisivi per la crescita economica e la diffusione di un sentimento di appartenenza al medesimo spazio di cittadinanza.

Per questo chiediamo di:

  • Difendere un modello universitario diverso su scala europea per la libera circolazione del sapere, degli studenti e degli insegnanti, indipendentemente dalla loro origine, nel quadro di un’istruzione pubblica, aperta a tutti, emancipatrice e indipendente dalle pressioni economiche.
  • Costruire uno spazio europeo di diritto allo studio aumentando le borse di studio europee per la mobilità di studenti, apprendisti e lavoratori extraeuropei. Dotare i programmi di mobilità di sistemi di sostegno sociale.
  • Aumentare i bilanci europei destinati alla ricerca pubblica per raggiungere il 3% del PIL per tutti gli investimenti nella ricerca e renderli sostenibili per salvaguardare e rafforzare i finanziamenti pubblici alla ricerca fondamentale in particolare.

L’Europa dell’accoglienza

Non vogliamo vivere in un’Europa-fortezza, chiusa, militarizzata ed escludente, ma in uno spazio pubblico che possa essere liberamente attraversato e scelto come luogo accogliente in cui condurre la propria vita, in assenza di qualsiasi discriminazione.

La nostra Unione europea promuove i diritti umani e protegge i rifugiati, accoglie e garantisce l’autonomia di ogni donna e uomo che la adotti come propria patria.

Considera le frontiere non come un muro, ma come una porta che dia accesso ad un’Unione dei diritti, che promuove la responsabilità condivisa tra i Paesi membri e che si rifiuta di fare accordi con paesi terzi per la gestione delle proprie frontiere, che salva e non condanna alla morte in mare.

Per questo crediamo sia indispensabile e non derogabile:

  • Riformare profondamente l’attuale Patto sulla migrazione e l’asilo seguendo un nuovo approccio basato sui principi di umanità, solidarietà e di responsabilità condivisa.
  • Rinegoziare in particolare il Sistema europeo comune di asilo, consentendone il pieno esercizio in linea con gli impegni internazionali e cambiando la logica del regolamento di Dublino e all’approccio degli hotspot, al fine di alleggerire l’onere per gli Stati di frontiera e garantire un’equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’UE.
  • Monitorare gli standard sulle procedure di asilo nazionali, le condizioni di accoglienza e verificare che le garanzie corrispondenti al diritto internazionale siano effettivamente applicate in tutti gli Stati membri.
  • Consentire alle persone che fuggono da violenze e persecuzioni a causa del loro genere o orientamento sessuale di beneficiare del diritto di asilo.
  • Istituire un meccanismo vincolante per la condivisione del trattamento delle domande di asilo ogniqualvolta uno Stato membro si trovi di fronte a un numero di domande di protezione internazionale superiore a quello che la sua capacità amministrativa può gestire.
  • Predisporre un sistema di visti UE per Difensori dei diritti umani e dell’ambiente.
  • Investire maggiormente su politiche di inclusione ed integrazione negli Stati Membri, a partire dal livello locale.
  • Applicare la Direttiva sulla protezione temporanea, come già avvenuto in risposta alla situazione dei rifugiati provenienti dall’Ucraina, alle diverse altre emergenze umanitarie attualmente in corso.
  • Approvare una Strategia europea per la giustizia climatica per dare risposte alla crisi umanitaria dovuta anche alle migrazioni forzate causate dall’emergenza climatica.
  • Riconoscere lo status di rifugiato climatico.
  • Contrastare ogni finanziamento per la costruzione di muri e recinzioni inutili e pericolosi alle frontiere dell’Unione europea. Fermare la micidiale militarizzazione delle frontiere, la sorveglianza biometrica generalizzata di ingressi e uscite e rivedere radicalmente il mandato di Frontex.
  • Proteggere e sostenere ogni attività di soccorso umanitario e fermare la criminalizzazione delle ONG di soccorso in mare. Definire una risposta permanente, solida ed efficace dell’Unione nelle operazioni di ricerca e salvataggio in mare attraverso una missione UE a questo dedicata.
  • Contrastare ogni forma di respingimento e di deportazione illegale in mare e a terra.
  • Aprire canali di migrazione legale sicuri e gestiti dalle autorità europee competenti.
  • Porre fine agli accordi formali e informali in base ai quali l’Unione Europea subappalta la propria politica migratoria a Paesi terzi a scapito del rispetto dei diritti dei migranti, come ad esempio il memorandum d’intesa adottato con la Tunisia. Richiedere inoltre la massima trasparenza su come vengono utilizzati i finanziamenti destinati ai Paesi terzi.
  • Terminare il mandato della Missione dell’Unione europea di assistenza alle frontiere in Libia (EUBAM) in considerazione degli abusi documentati commessi dalla guardia costiera libica.
  • Vietare ogni forma di detenzione di migranti minori, famiglie e vulnerabili.

L’Europa dei diritti
e delle libertà civili

Vogliamo che l’Unione Europea sia lo spazio politico che nel mondo si caratterizza per la volontà di garantire a tutte le sue cittadine e cittadini il pieno godimento di diritti e libertà civili, senza alcuna discriminazione di opinione, pensiero, religione, genere e orientamento sessuale. 

Su questo si gioca la sostanza della democrazia europea che va difesa e promossa anche con battaglie collettive e senza confini.

Per questo proponiamo di:

  • Garantire l’uguaglianza per le persone LGBTQIA+, in particolare attraverso il riconoscimento reciproco dei diritti e doveri familiari anche in materia di tutela dei figli.
  • Garantire la parità di diritti per le coppie dello stesso sesso uniformando la legislazione su unioni civili, matrimonio, adozione e filiazione.
  • Garantire l’accesso libero alla procreazione medicalmente assistita (PMA) a tutte le donne single o in coppia, indipendentemente dal loro stato civile.
  • Garantire in ogni stato membro i percorsi di affermazione di genere nel rispetto dei diritti fondamentali e contro ogni forma di discriminazione, le procedure devono essere semplificate e garantita la copertura da parte dello stato delle spese legali e sanitarie.
  • Vietare la mutilazione e la sterilizzazione forzata delle persone intersessuali.
  • Garantire il diritto a un fine vita dignitoso, rispettando le scelte individuali e le richieste di chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile. Difendere la generalizzazione del diritto alla morte assistita in Europa e facilitarne l’accesso ai cittadini e alle cittadine che lo desiderano nei Paesi in cui è già legale.
  • Promuovere a livello europeo il principio di laicità, che garantisce la libertà di coscienza, assicura il libero esercizio delle convinzioni religiose con le sole limitazioni imposte dall’ordine pubblico, proibisce la discriminazione sulla base delle convinzioni spirituali o religiose e rifiuta l’ingerenza della religione negli affari politici e della politica negli affari religiosi.

L’Europa femminista

L’Europa che vogliamo riconosce la piena autodeterminazione della donna sulla sua vita e sul proprio corpo e rimuove le disparità e le disuguaglianze in ogni ambito, a partire da quello sociale e lavorativo. 

Consideriamo la prospettiva femminista fondamentale per immaginare e creare il futuro dell’Europa. Dobbiamo seppellire il modello patriarcale e valorizzare il protagonismo, il pensiero e l’azione delle donne. 

Insieme ai movimenti femministi e transfemministi, alla rete dei consultori e dei centri antiviolenza e alla società civile tutta, combattiamo la violenza sessista e il maschilismo, promuovendo una legislazione completa per contrastare e reprimere il femminicidio e ogni forma di violenza sulle donne frutto di una cultura patriarcale che va combattuta alla radice anche destrutturando stereotipi di genere sessisti e sociali. 

Per questo proponiamo di:

  • Garantire la parità di retribuzione tra uomini e donne, in particolare estendendo a tutte le aziende la direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni.
  • Rafforzare la direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne introducendo il principio che senza consenso non è atto sessuale ma stupro.
  • Garantire un bilancio europeo in ottica di genere, che parli di promozione dell’uguaglianza di genere, di salute e diritti sessuali e riproduttivi e di lotta contro la discriminazione.
  • Includere la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR), compresa l’interruzione volontaria di gravidanza, nella Carta europea dei diritti fondamentali.
  • Applicare la “clausola del Paese europeo più favorito” per armonizzare i diritti delle donne in tutta Europa, in particolare per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e la lotta contro la violenza sulle donne.
  • Rivedere la direttiva sul congedo parentale per equiparare il congedo di maternità e quello di paternità, estenderli e prevedere una migliore compensazione.

L’Europa accessibile e inclusiva

Noi crediamo che ogni singola cittadina e cittadino europeo abbia il diritto di avere pieno accesso ai servizi e alle opportunità, senza riguardo alla propria eventuale condizione di disabilità.

Gli Stati membri hanno il dovere di garantirlo e le istituzioni dell’Unione di intervenire per supportare ogni azione necessaria a questo obiettivo, da raggiungere con il massimo impegno e rapidità.

A questo fine riteniamo innanzitutto fondamentale:

  • Consentire la libertà di movimento e dare gli stessi diritti a tutte le persone con disabilità, indipendentemente dalla loro nazionalità e dallo Stato membro in cui si trovano, rafforzando la proposta di Carta europea per le persone con disabilità ed estendendola ai viaggi di lunga durata.
  • Garantire l’accessibilità di tutte le infrastrutture alle persone con disabilità, in particolare i trasporti, assicurando che il regolamento sui diritti dei passeggeri degli autobus imponga l’accessibilità ai servizi di trasporto regionali e locali e che il regolamento sui diritti delle persone con disabilità che viaggiano in aereo non vieti più l’imbarco di persone con disabilità per “motivi di sicurezza”.
  • Sostenere e accelerare il processo di deistituzionalizzazione, prendendo esempio dagli Stati membri innovativi con buone pratiche. Chiedere che le strutture specializzate per le persone con un bisogno impellente di assistenza residenziale siano aperte al mondo esterno e consentano loro di beneficiare dell’assistenza locale nel proprio Stato membro. Garantire il benessere e la dignità di tutti gli utenti.

L’Europa della biodiversità

Il nostro obiettivo è la realizzazione di un quadro normativo avanzato sulla resilienza climatica e per un’Europa leader globale nelle politiche ambientali. Combattiamo il cambiamento climatico con azioni concrete: dal rafforzamento del Green Deal alla protezione rigorosa della nostra biodiversità, dalla gestione sostenibile delle risorse idriche alla riduzione dell’inquinamento.

Le misure che proponiamo sono decisive per migliorare la qualità dell’aria, fermare il consumo del suolo, proteggere i mari e le spiagge per le generazioni future.

Per questo puntiamo a:

  • Approvare una Direttiva quadro sulla resilienza climatica che definisca e coordini norme stringenti sull’adattamento ai cambiamenti climatici, con efficaci piani nazionali e adeguate risorse economiche in tutti i Paesi membri.
  • Rafforzare la strategia per la biodiversità e finalizzare il regolamento sul ripristino della natura, contrastato dal Governo italiano, con l’impegno per obiettivi vincolanti che invertano il declino della biodiversità.
  • Rafforzare lo strumento LIFE per i progetti sulla natura.
  • Adottare politiche per eliminare l’inquinamento atmosferico, acquatico e terrestre, mirando a rispettare le linee guida dell’OMS entro il 2030.
  • Dedicare il 10% del bilancio dell’UE a conservare e rinvigorire ecosistemi terrestri e marini, al fine di proteggere e ripristinare la biodiversità.
  • Fermare il consumo di suolo, con limiti severi e la promozione di uno sviluppo urbano sostenibile per proteggere biodiversità ed ecosistemi.
  • Approvare la Direttiva sulla salute dei suoli per invertire il degrado del suolo a partire dal 2030.
  • Tutelare l’acqua potabile e le sue reti di distribuzione, garantirne l’accesso universale, vietarne la privatizzazione e prevedere la gestione.
  • Definire una nuova direttiva quadro sull’acqua in linea con le proiezioni climatiche, compresa l’introduzione di strumenti di sobrietà da parte degli Stati membri.
  • Aumentare il numero di inquinanti che l’Unione Europea autorizza a monitorare, aggiornare regolarmente l’elenco delle sostanze e dei loro effetti cumulativi e migliorare le soglie di qualità dell’acqua potabile.
  • Arrivare ad una direttiva europea che introduca un limite minimo per le spiagge libere pari all’80% e non consentire strutture non rimuovibili in cemento a fini turistici ricreativi, industriali e commerciali.
  • Rafforzare la Rete Natura 2000, garantendone la piena implementazione da parte degli Stati Membri.
  • Favorire l’attuazione della Politica Comune della Pesca per garantire una pesca a basso impatto nell’UE.
  • Attuare il regolamento EUDR (European Deforestation-free products Regulation) per arrestare la perdita delle foreste e il degrado della biodiversità entro il 2030, fermando il prelievo di alberi dal legno pregiato e rivedere la Strategia forestale dell’UE 2030, in particolare le linee guida sull’imboschimento e il rimboschimento rispettosi della biodiversità, per promuovere la silvicoltura mista con copertura continua.
  • Rafforzare il regolamento REACH per combattere l’inquinamento industriale e vietare le sostanze chimiche più pericolose e gli inquinanti persistenti.
  • Garantire la corretta applicazione dei protocolli di monitoraggio esistenti per gli inquinanti, aumentare i finanziamenti per le infrastrutture di monitoraggio e il personale incaricato di prelevare i campioni e applicare il principio “chi inquina paga” per condividere i costi del monitoraggio e del controllo.

L’Europa dell’agricoltura biologica
e del cibo sano e senza pesticidi

La nostra visione è quella di un sistema agricolo che produca cibo sicuro e di qualità, senza pesticidi e OGM. Un sistema che si basa sulla filiera corta e sull’agricoltura biologica, che prediliga l’alimentazione vegetale e che tuteli i piccoli e medi agricoltori.

In questo senso proponiamo di adottare le seguenti azioni:

  • Ripensare la Politica Agricola Comune (PAC) sulla base delle strategie Farm to Fork e Biodiversity rafforzando le condizioni ecologiche, sociali e di benessere degli animali che i Paesi membri devono implementare nei piani strategici nazionali.
  • Ridistribuire i fondi della PAC in modo più efficace verso i piccoli produttori, passando da un sistema di aiuti per ettaro a un sistema di aiuti limitati per attività che includa criteri sociali e ambientali a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.
  • Rivalutare il Regolamento SUR sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, il vincolo di non coltivare il 4% dei terreni destinati a seminativi e le misure ambientali della nuova Politica Agricola Comune (PAC)
  • Proteggere gli attori vulnerabili della catena alimentare, intervenendo su questioni sistemiche di lunga data che li danneggiano, come la concentrazione di potere, la speculazione sui mercati delle materie prime alimentari e un approccio insostenibile agli accordi commerciali.
  • Rivedere gli accordi di libero scambio e interrompere definitivamente i negoziati con il Mercosur.
  • Passare da un modello di produzione agricola per l’esportazione a uno di sovranità alimentare.
  • Impedire la concorrenza sleale di prodotti che non rispettano standard europei.
  • Aumentare il sostegno alla conversione a modelli di produzione agro-ecologici, in particolare attraverso contratti di transizione e pagamenti per i servizi ambientali.
  • Investire in forme di assistenza verso gli agricoltori, come il reddito di contadinanza.
  • Migliorare la disciplina della proprietà intellettuale per tutelare i piccoli agricoltori.
  • Eliminare gradualmente i sussidi all’agricoltura industriale e alle monocolture, nonché agli allevamenti intensivi, partendo dalla riduzione del numero di animali allevati e dall’introduzione di una farming tax.
  • Incentivare la produzione di proteine di origine vegetale e i regimi alimentari a base vegetale con il Trattato sui prodotti vegetali. Adottare un regolamento generale sui sistemi alimentari sostenibili.
  • Eliminare gradualmente ed entro il 2030 pesticidi, antibiotici e ormoni e vietare l’uso del glifosato e altri prodotti chimici riconosciuti dalla scienza come tossici.
  • Rispettare il principio di precauzione e il mantenimento del regime normativo esistente, che lascia ai Paesi membri il diritto di vietare la coltivazione degli OGM, garantendo comunque che tutti gli OGM siano tracciabili ed etichettati.
  • Tutelare l’agricoltura dal cambiamento del clima, implementando misure di adattamento ai cambiamenti climatici per combattere siccità e alluvioni. Prevedere investimenti per evitare sprechi, ridurre consumi ed efficientare i sistemi (separazione delle reti fognarie da quelle per la raccolta dell’acqua piovana, uso di acque reflue depurate per agricoltura e industria e riduzione dell’acqua destinata agli usi umani).
  • Investire su agricoltura di precisione e agricoltura conservativa.

L’Europa che protegge gli animali

Il nostro approccio è profondamente radicato in una visione antispecista, che riconosce la dignità e il valore intrinseco di ogni forma di vita. 

Rifiutiamo la concezione degli animali come mere risorse a disposizione dell’umanità e ci impegniamo a promuovere leggi e politiche che rispettino i diritti di tutti gli esseri senzienti. 

Le misure che proponiamo mirano a proteggere gli animali e a promuovere una coesistenza sostenibile e rispettosa in ogni ambito.

Riteniamo pertanto indispensabile:

  • Eliminare gradualmente i finanziamenti all’allevamento intensivo, promuovendo la conversione dell’industria zootecnica, ridurre il numero degli animali allevati e promuovere diete più ricche di prodotti vegetali.
  • Abolire le gabbie in allevamento e vietare il trasporto di animali non svezzati per finalità di allevamento e macellazione.
  • Nominare un Commissario europeo per il benessere degli animali, per coordinare e supervisionare le politiche di benessere animale nell’UE.
  • Riconoscere gli animali come esseri senzienti e spostare i finanziamenti dagli allevamenti industriali verso pratiche sostenibili che proteggano la biodiversità.
  • Confermare lo status “estremamente protetto” per il lupo e rafforzare la protezione degli uccelli con misure più stringenti, soprattutto per le specie migratrici e quelle con stato di conservazione sfavorevole, combattendo le pratiche di uccisione illegale degli uccelli selvatici
  • Proibire la caccia e introdurre una stretta sul commercio e detenzione di animali esotici.
  • Riconoscere i diritti degli animali domestici, passando in particolare dal concetto di “proprietà” a quello di “responsabilità” e rafforzando protezione e cura degli animali da compagnia.
  • Adottare politiche europee per prevenire il randagismo e inasprire le pene per chi abbandona animali domestici.
  • Proporre un’ambiziosa riforma della legislazione europea sul benessere animale
  • Estendere a livello europeo il divieto di allevamento di animali per la pelliccia
  • Definire standard minimi per i rifugi, garantendo spazio adeguato, alimentazione, cure mediche e interazione sociale.
  • Porre fine all’uso di animali in circhi e zoo e investire nello sviluppo di alternative etiche all’utilizzo degli animali nella ricerca scientifica, come modelli computerizzati e tessuti organici coltivati, battendosi per vietare i test cosmetici sugli animali.