Il Ministero di Valditara è sommerso di ricorsi e carte bollate. Sono ricorsi di docenti a cui il Ministero stesso si rifiuta di rinoscere trattamenti economici e diritti che secondo i tribunali sono dovuti. La causa principale dei ricorsi risiede nella mancata attuazione delle direttive europee in tema di parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale di ruolo, e nella persistente disapplicazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.
Il ministro del governo Meloni – prosegue la parlamentare rossoverde della commissione cultura di Montecitorio – si é ostinato su questa strada per tre anni nonostante la pioggia di ricorsi per la carta docente, per le ferie non godute che non vengono pagate e per l’equiparazione economica e giuridica al personale stabile. Il risultato di questa ostinazione?Per ogni carta del docente da 500 euro non riconosciuta, ad esempio, il Ministero viene quasi sempre condannato anche a risarcire spese legali per circa 2mila euro. Una montagna di costi che paiono essere già arrivati in 3 anni ad un miliardo di euro e che lieviteranno ancora, pare almeno fino ad un miliardo e mezzo. E quel che é peggio é che il recente intervento normativo proprio su questo punto non sana il pregresso e lascia esclusi i supplenti con almeno 150 giorni di servizio, in contrasto con la giurisprudenza di Cassazione. Queste risorse pubbliche potrebbero essere meglio impiegate per stabilizzare gli stessi precari o per finanziare gli aumenti contrattuali, quegli aumenti che scandalosamente non sono stati adeguati all’inflazione crescente.
Per questo – conclude Piccolotti – abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro per sapere se i dati in nostro possesso sono giusti e affinché ci spieghi quali iniziative urgenti intenda assumere per ridurre i contenziosi, tutelare i lavoratori precari e mettere fine a uno spreco enorme di denaro pubblico.
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/06375&ramo=CAMERA&leg=19
Lo rende noto l’ufficio stampa Roma, 19 novembre 2025
