Pensioni. Mari (Avs): Per il governo Meloni il problema delle pensioni degli italiani non esiste. Il problema c’è eccome. Ministri e sottosegretari la devono smettere con la propaganda perché stanno giocando con la pelle delle persone

Incarico:Deputato

Il Governo Meloni continua a negare la realtà sulle pensioni degli italiani: nei giorni scorsi, infatti, abbiamo ricevuto una sconcertante risposta dal sottosegretario Durigon a proposito delle decine di migliaia di lavoratori che rischiano di ritrovarsi esodati.  Per il governo il problema non esiste, ma il problema invece c’è eccome e riguarda coloro che hanno sottoscritto accordi di uscita dal lavoro sulla base di certificazioni ufficiali rilasciate dall’Inps, che indicavano una data di accesso alla pensione e che non contemplavano alcun incremento dei requisiti nel 2027-2028 e 1 mese in meno nel 2029, rispetto all’incremento stimato.
Lo scrive su Facebook Franco Mari di Avs.

Per mesi la destra  ha promesso il blocco totale dell’adeguamento alla speranza di vita, – prosegue il capogruppo di Avs in commissione Lavoro di Montecitorio – arrivando a obbligare l’Inps a non aggiornare né gli applicativi di consulenza utilizzati per l’assistenza a lavoratrici e lavoratori né quelli per il rilascio delle certificazioni relative agli strumenti di accompagnamento alla pensione, come l’isopensione e le prestazioni erogate dai fondi di solidarietà, anche dopo la pubblicazione dei dati della Ragioneria generale dello Stato.
Con la Legge di Bilancio, invece, il quadro normativo è cambiato radicalmente: sono stati introdotti tre mesi di incremento tra il 2027 e il 2028, cui si aggiunge un ulteriore aumento dal 2029 secondo l’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato. In totale parliamo di quattro mesi di scostamento rispetto alle date certificate. Una situazione che merita parole di verità e non propaganda.
Le pensioni sono un tema estremamente sensibile e delicato e il Governo Meloni, i suoi ministri e sottosegretari  devono smetterla di sbandierare continui annunci sulla pelle di chi ha lavorato una vita. Non si possono cambiare le regole – conclude Mari – dopo che le persone hanno già lasciato il lavoro sulla base di atti ufficiali dello Stato. Servono certezze, tutele e salvaguardie immediate per garantire la piena certezza del diritto alla pensione.

Lo rende noto l’ufficio stampa Roma, 30 gennaio 2026