Meloni ha rivendicato oggi in aula di aver richiesto all’Unione Europea di eliminare i meccanismi sanzionatori previsti per gli Stati membri che violano lo stato di diritto. È scandaloso. Ha avuto la faccia tosta di parlare del ‘principio di uguaglianza di fronte alla legge’ proprio per giustificare la richiesta di eliminare le sanzioni per quei paesi che calpestano questo stesso principio, negando uguali diritti fondamentali ai cittadini e l’autonomia della magistratura.
Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra.
Si ricorda – prosegue la depuata rossoverde – che il suo amico Orban ha vietato il Gay Pride? Si ricorda che in Ungheria sono detenute da anni persone prive di condanne e private di un giusto processo? Non è questa una violazione del principio di eguaglianza dei cittadini? La leader di un paese fondatore dell’Unione europea che non riesce a vedere nella tutela dei principi democratici l’essenza stessa del patto europeo è una leader pericolosa. Quei meccanismi non sono una arbitraria burocrazia: sono la garanzia che l’Europa resti uno spazio di libertà e non diventi il terreno di caccia di chi punta a smontare l’autonomia della magistratura, l’equilibrio dei poteri e i diritti umani fondamentali.
E c’è un motivo se Meloni vuole eliminare le sanzioni: sa che le politiche illiberali sono lo strumento fondamentale dell’affermazione delle destre estremiste in tutta Europa, sostenute e spesso telecomandate da Trump o da Putin. Il riferimento è chiaro: per lei non deve mai più accadere che governi illiberali come quello di Orban vengano sanzionati con la sospensione dei fondi europei perché altrimenti rischiano di perdere le elezioni facendo tracollare il progetto di destrutturazione del modello sociale e giuridico europeo tanto agognato da Trump. Non è un dettaglio, da queste questioni dipende la qualità della vita futura di centinaia di milioni di europei. Va alzato un muro democratico – conclude Piccolotti – a difesa dell’Europa fatto di diritti, pace, welfare e istruzione: noi di Avs abbiamo capito meglio di altri cosa sta accadendo e non ci faremo zittire.
Lo rende noto l’ufficio stampa, Roma, 11 giugno 2026
