Un ragazzo che lavora 60 ore a settimana per 900 euro e dice che gli piace. Una donna a cui al colloquio chiedono se è sposata e ha figli, e che ringrazia per una settimana di prova senza contratto. Non è cronaca: sono esercizi di un manuale di italiano per stranieri usato nei corsi di alfabetizzazione, come documenta Fanpage.it. Il governo minaccia sanzioni per chi non impara la lingua ma nessuno ha davvero intenzione di investire sull’istruzione come forma di emancipazione. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.
Da Don Milani in poi – prosegue la deputata rossoverde della Commissione Cultura alla Camera – abbiamo sostenuto che istruirsi e conoscere la lingua dei datori di lavoro deve anche significare imparare a conoscere i propri diritti. In alcuni manuali invece sembra che l’italiano per stranieri diventi la grammatica dello sfruttamento e del caporalato: si impara a dire grazie, non a riconoscere le violazioni delle norme sul lavoro. E poi c’è qualcosa di persino più grave: ci sono 31000 adulti, molti migranti, in lista d’attesa che non riescono a trovare posto nei CPIA: sono persone che vogliono imparare l’italiano e conseguire un titolo di studio ma non riescono a farlo per una insufficiente offerta didattica.
È inutile che il Ministro dica che negli ultimi anni sono aumentati i fondi: noi pretendiamo che tutti coloro che vogliono istruirsi possano farlo, nessuno escluso. Per questo – conclude Piccolotti – presenterò un’interrogazione al Ministro dell’istruzione e alla Ministra fantasma Calderone per sapere cosa intendano fare per garantire il diritto all’istruzione anche agli adulti e per migliorare i manuali adottati nei CPIA in modo da adeguare il linguaggio all’obiettivo di educare alla legalità, alla conoscenza dei diritti dei lavoratori e delle norme vigenti nel mondo del lavoro.
Lo rende noto l’ufficio stampa – Roma, 1 ottobre 2026
