Il tema del caldo ha bisogno di posizioni e di parole nette. È scappata una parola nella sua relazione ma occorre stare attenti, la parola è adattamento. Nel lavoro agricolo, quello più sfruttato, le lavoratrici e i lavoratori non si devono adattare ai cambiamenti climatici. Si devono adattare le imprese e le scelte politiche, anche di natura legislativa ma non i lavoratori.
Lo afferma Franco Mari di Avs intervenendo nel corso dell’audizione della Ministra del Lavoro Calderone, alle commissioni Lavoro e Agricoltura della Camera dei Deputati sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori agricoli durante le ondate di calore estremo.
Ha parlato, Signora Ministra – prosegue il capogruppo di Avs in Commissione Lavoro a Montecitorio – di cultura della sicurezza, di formazione e di prevenzione, ed è sempre utile ma ora è il tempo di lavoro giornaliero a non essere assolutamente rispondente alla realtà. Caporalato, schiavitù non sono problemi marginali, perché la condizione di sfruttamento riguarda un quarto del lavoro agricolo e gran parte delle lavorazioni più pesanti. Come quelle nelle serre. La morte, di ieri, del lavoratore a Pachino ci dice chiaramente che le ordinanze regionali non sono sufficienti e che non possono coprire tutta la complessità del lavoro agricolo. A partire dalle serre, che sono il luogo di lavoro più invivibile in questo momento.
Quello che si è fatto sui vecchi standard conta poco, quello che conta è quello che si farà. Serve una visione, cosa di cui – conclude Mari – nella sua relazione non c’è traccia.
Lo rende noto l’ufficio stampa – Roma, 29 luglio 2026
