Decreto commissari, Bonelli: “Tagliano fondi alla linea adriatica per coprire i buchi della diga di Genova, mentre stanziano 14,5 miliardi per il Ponte sullo Stretto”

Incarico:Deputato

«Con l’approvazione alla Camera del decreto commissari, il governo certifica una scelta grave. Al Senato è stato approvato un articolo aggiuntivo che destina 163 milioni di euro nel biennio 2027-2028 al completamento della fase A della diga di Genova e alle opere necessarie per il consolidamento dei fondali. Risorse che vengono sottratte all’alta velocità/capacità della linea ferroviaria adriatica».

Così Angelo Bonelli, parlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde

«Parliamo di un’opera già salita a quasi 1,6 miliardi rispetto agli 1,3 iniziali, con circa 300 milioni di extracosti legati a criticità geologiche di tenuta dei fondali segnalate da subito da organismi dello Stato e ignorate. I ritardi sono evidenti: la fase A slitta al 2027-2028, la fase B oltre il 2029, con problemi tecnici sui cassoni e sui fondali che confermano quanto avevamo denunciato nelle diverse interrogazioni presentate».

«Quest’opera porta nomi e responsabilità precise: è stata voluta dall’ex presidente della Liguria Giovanni Toti e dal commissario Marco Bucci ed è stata appaltata dall’Autorità portuale allora presieduta da Paolo Signorini, che nel novembre 2022 ha patteggiato 3 anni e 5 mesi nell’ambito del Totigate. Oggi i costi esplodono e i ritardi si accumulano, ma invece di fare chiarezza il governo sposta risorse da un’infrastruttura ferroviaria strategica per coprire gli oneri derivanti dagli imprevisti geologici che Webuild ha chiesto di scaricare sulla finanza pubblica».

«È lo stesso schema che vediamo sul Ponte sullo Stretto: 14,5 miliardi stanziati per un’opera contestata, mentre si tagliano fondi a interventi utili e immediatamente necessari per i cittadini. Grandi opere decise senza ascoltare gli organismi tecnici e gli organi di controllo, con rischi e costi scaricati sulla collettività».

«Resta il nodo dell’utilità pubblica: i traffici non giustificano una spesa così elevata e non ci sono ricadute occupazionali adeguate. Si finanziano grandi opere mentre si indeboliscono investimenti fondamentali come le ferrovie».

«Chiediamo trasparenza su costi, ritardi e responsabilità e il ripristino delle risorse alla linea adriatica» conclude Bonelli