Bonelli a Repubblica: “Sul naufragio blindatura inaccettabile è il potere dei soldi

diAlessia Candito -Naufraghi, equipaggio incluso, chiusi in un albergo blindato da una società di sicurezza privata che lo ha reso inaccessibile dall’esterno e forse invalicabile dall’interno. Non meglio precisati « funzionari stranieri » che invitano pescatori e velisti di Porticello al silenzio, mentre analogo monito arriva a medici e paramedici chiamati ad assistere i sopravvissuti. Psicologi e specialisti in eventi traumatici immediatamente messi a disposizione dalle autorità, liquidati con un perentorio «no grazie » . Mentre sul molo diventato centro operativo di soccorsi e operazioni di recupero sciamano autorità di ogni ordine e grado – non ultimo il capo dei vigili del fuoco Carlo Dall’Oppio – la bolla di riservatezza dovuta alle vittime si trasforma in muro.

« È stato un atto tragico, le cui dinamiche devono essere definite. C’è il massimo cordoglio per quello che è accaduto, ma ci sono degli elementi che saltano agli occhi» dice Angelo Bonelli in una intervista a Repubblica Palermo


Quali nello specifico?
«C’è sicuramente un’attenzione che purtroppo non si registra in quel mar Mediterraneo che è diventato fossa comune per i migranti e in cui affondano centinaia di barche, come se fosse scontato, naturale. E una palese differenza di trattamento».


Naufragi di serie A e di serie B?
«Non mi piace neanche definirli così. E non sarebbe neanche corretto perché sarebbero categorie troppo prossime . Basti pensare che a Cutro o Roccella gli ambasciatori si sono dovuti mettere in fila come comuni cittadini. In questo caso c’è stata massima attenzione da parte delle autorità. Ma inquieta anche quello che succede dal punto di vista dell’informazione».


A cosa si riferisce?
« I giornali stranieri possono contare sulle ambasciate, mentre il procuratore di Termini Imerese non fornisce neanche quel poco di informazione che la legge Cartabia consente di condividere.Nel frattempo i superstiti sono blindati da una società privata ingaggiata dalla società del magnate morto nel naufragio. Potere dei soldi».


E della politica?
«Gli ospiti del veliero erano persone di peso nel mondo economico e finanziario. Presumo che ci sia la volontà di utilizzare il loro potere per mantenere la privacy. Ma questo nonpuò condizionare il dovere di informare l’opinione pubblica italiana e internazionale».


A suo parere c’è una certa arrendevolezza da parte delle autorità italiane? Con le dovute differenze un nuovo Cermis?
«Quella fu una sconfitta incredibile per la nostra democrazia, ma non paragonerei le due vicende. Di certo oggi ci troviamo di frote ad un esercizio molto forte del potere che riesce a impedire che ci sia un’informazione rispetto a quello che è accaduto É una cosa che non sarebbe mai accaduta per una mamma somala o eritrea scampata a un naufragio».


Due pesi e due misure?
«È legittimo che una persona sopravvissuta ad un naufragio voglia la propria privacy, soprattutto se ha perso i propri cari. Quello che non comprendo è l’atteggiamento diverso delle autorità italiane».


Sovranismo a corrente alternata?
«Il sovranismo in questo caso non c’entra perché quando Bettino Craxi disse No agli americani che volevano Abou Abbas, esercitò una prerogativa della repubblica italiana: su suolo italiano decide l’autorità della Repubblica italiana. In questo caso mi pare che ci sia una sorta di presa di consegna del silenzio che impedisce di avere lo stesso atteggiamento da parte delle autorità».


Che la società di Lych abbia lavorato con i servizi di sicurezza di vari Paesi può avere un peso?
«A maggior ragione il governo italiano attraverso le sue autorità dovrebbe avere un atteggiamento diverso, cioè dire chiaramente cosa sia accaduto».
Soprattutto sul web si rincorrono ricostruzioni di ogni genere «Se ci fosse un minimo di informazione, a parlare sarebbero le autorità, non le teorie di questo o quello».

pubblicato Repubblica Palermo