Armi per Israele. Grimaldi (Avs): Il Consiglio di Stato dà ragione a chi chiede trasparenza. Ora il governo risponda

La sentenza del Consiglio di Stato che respinge il ricorso dell’Agenzia delle Dogane è una vittoria della trasparenza e del diritto dei cittadini a sapere. Per mesi il Governo ha cercato di impedire che venissero resi pubblici persino i dati quantitativi sugli armamenti transitati attraverso il Porto di Ravenna. Oggi la giustizia amministrativa conferma che quel muro di segretezza non poteva essere mantenuto.

Lo dichiara Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera.

Ringraziamo Linda Maggiori e l’avvocato Andrea Maestri – prosegue Grimaldi – per la determinazione con cui hanno portato avanti questa battaglia, insieme ai lavoratori portuali, alle organizzazioni sindacali e alle associazioni pacifiste che da tempo denunciano questi traffici. Da Ravenna sono passate munizioni provenienti dalla Repubblica Ceca e destinate a Israele, senza che risultassero autorizzazioni UAMA. Nello stesso porto sono state sequestrate oltre 14 tonnellate di componenti metallici destinati all’industria militare israeliana, perché privi delle necessarie autorizzazioni. Sono fatti che sollevano interrogativi gravissimi sull’applicazione della legge 185 del 1990 e sulle responsabilità del Governo.

Meloni e Crosetto continuano a sostenere di aver sospeso le autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso Israele dopo il 7 ottobre 2023 ma resta aperta la questione dei transiti di materiale bellico proveniente da altri Paesi europei. Non si può utilizzare una distinzione amministrativa per sottrarsi alle responsabilità politiche e agli obblighi previsti dalla legge. Ancora più grave è che, per negare l’accesso ai dati, l’Avvocatura dello Stato abbia richiamato la rilevanza strategica e militare del Porto di Ravenna e persino il rischio di guerra ibrida. Parliamo di uno scalo commerciale, non di una base militare. I cittadini hanno il diritto di sapere quale ruolo il Governo attribuisca al loro porto.

Chiediamo che l’Agenzia delle Dogane dia immediata esecuzione alla sentenza, che il Governo renda pubblici i dati sui traffici di armamenti nei porti italiani e che le Commissioni Difesa ed Esteri convochino i responsabili di UAMA e Dogane per chiarire autorizzazioni, controlli e destinazioni dei materiali. Il Porto di Ravenna non deve diventare un corridoio opaco per alimentare la guerra. Il Governo risponda in Parlamento e – conclude Grimaldi – garantisca il pieno rispetto della legge 185 del 1990 e del diritto internazionale.

Lo rende noto l’ufficio stampa – Roma, 16 ottobre 2026