Giorgia Meloni ha registrato la sua voce come marchio all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, per proteggerla dai cloni dell’intelligenza artificiale. Legittimo. Ma è singolare che la presidente del Consiglio si costruisca uno scudo personale dopo che l’Unione Europea ha previsto un marchio obbligatorio sui contenuti politici generati con l’IA. E dopo che la legge italiana recentemente approvata ha previsto la pena del carcere per chi diffonde non consensualmente audio, video o immagini alterati con l’IA ed idonei a indurre in inganno o causare un danno ingiusto. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.
Giorgia Meloni – prosegue la deputata rossoverde – sta ammettendo che le sue stesse leggi non bastano a tutelarla e a difendere gli elettori dal mare di menzogna che ha invaso i social network? Ne siamo contenti, perché sono anni che lo sosteniamo.
In Parlamento c’è una proposta di legge di Alleanza Verdi e Sinistra che introduce un vero e proprio diritto d’autore personale: ogni cittadino titolare della propria immagine, della propria voce e dei propri tratti somatici, protetti da qualsiasi manipolazione con l’intelligenza artificiale. Esattamente la tutela che Meloni ha scelto per sé ma garantita a tutti per legge. Perché non la calendarizzano e approvano prima dell’inizio della campagna elettorale? Meloni stessa ha detto: io posso difendermi, molti altri no. Chi governa non deve limitarsi a constatare i problemi, ha il dovere di risolverli, per tutti e non solo per se stessa, conclude Piccolotti.
Lo rende noto l’ufficio stampa – Roma, 5 ottobre 2026
