Ci spiace aver ipotizzato che il Cavalier Bruno Vespa abbia pagato per acquisire titoli della Casa Reale Savoia, come tanti altri hanno fatto. Non mettiamo certamente in dubbio la sua parola e di quell’ipotesi non abbiamo mai fatto menzione nella nostra interrogazione parlamentare, né è stato scritto negli articoli del Fatto Quotidiano, in cui si dice semplicemente che Vespa è stato ‘insignito’. La sostanza non cambia, anzi forse peggiora, perché è pieno di persone senza fama e senza potere che invece hanno pagato.
Lo dichiara il vicecapogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, rispondendo alle dichiarazioni di Bruno Vespa e di Emanuele Filiberto.
Dunque la morale – prosegue Grimaldi – è che i poveracci illusi da titoli senza valore pagano il vitalizio reale del principe fake, mentre i potenti ottengono le onorificenze (false) gratis. Il principe sott’aceto nega che al Lingotto si siano svolti conferimenti e vendite di titoli, che non si è trattato d’altro che di quote associative e contributi benefici. Sostiene di non usare alcun titolo, ma nel programma dell’evento al Lingotto che abbiamo acquisito viene indicato come Sua Altezza Reale, Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Principe di Venezia. Intanto il cugino Aimone di Savoia prende le distanze dal suo parente e dalle sue ‘arbitrarie attività dinastiche’. Noi – conclude Grimaldi – continuiamo a chiedere chiarezza su conti e imbrogli reali.
Lo rende noto l’ufficio stampa – Roma, 28 settembre 2026
