Noi nel 2023, mentre c’erano le tende davanti alle università milanesi, dicemmo alla ministra Bernini che il meccanismo con cui intendevano spendere questo miliardo e duecento milioni di fondi pubblici, dandone la stragrande maggioranza ai privati, era un meccanismo che avrebbe portato ad esiti nulli sul terreno della tutela degli studenti con reddito più basso. A distanza di tre anni scopriamo che le stanze finanziate con i fondi pubblici del PNRR costano in Puglia il 50% in più, nelle Marche il 71%, in Umbria il 76%, in Molise l’80%, in Calabria l’88%, in Sicilia più del doppio rispetto al mercato privato. A Roma costano 800 euro, all’Aquila 722, a Potenza 705.
Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs intervenendo nell’Aula di Montecitorio relativamente all’inchiesta pubblicata da Chora e Will.
Abbiamo speso – prosegue la deputata rossoverde della Commissione Cultura – 1 miliardo e 200 milioni per avere prezzi peggiori di quelli già molto alti sul mercato privato. A fronte di questi investimenti sono stati riservati soltanto il 30% dei posti per il diritto allo studio, e solo per 12 anni: la norma prevede infatti che questi studentati possano poi essere riconvertiti in alberghi o residenze turistiche. Lo Stato ha pagato 66.600 euro a posto letto per 12 anni di utilizzo. Una vergogna: si tratta di uno sperpero di denaro pubblico che è diventato sostegno alla speculazione dei privati. Una truffa legalizzata, conclude Piccolotti.
Lo rende noto l’ufficio stampa, Roma, 23 giugno 2026
