Togliere risorse alla Rai non è una scelta neutra: è una scelta politica. Fa comodo a chi le risorse per condizionare l’opinione pubblica le ha già e mi riferisco all’alleanza tra i partiti di destra e di estrema destra e le grandi piattaforme tecnologiche private, i padroni degli algoritmi che costruiscono consenso molto più efficacemente di qualsiasi telegiornale.
Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs intervenendo nel corso del convegno “R-Ai bene in comune”. Strategie europee per una mission competitiva del servizio pubblico”, tenutosi a Roma presso la sala Stampa Estera.
Il convegno di oggi, organizzato da Alleanza Verdi e Sinistra – prosegue la deputata rossoverde della Commissione Cultura – ha posto una domanda precisa: cosa deve diventare la Rai nell’era dell’intelligenza artificiale? La risposta che abbiamo costruito insieme è che il servizio pubblico deve essere un presidio di sovranità cognitiva dei cittadini, non un’istituzione museale che guarda solo al passato.
Negli anni Sessanta la Rai insegnò l’italiano agli italiani. Oggi deve proteggere gli italiani dalla disinformazione, dagli algoritmi che premiano la polarizzazione, dalle campagne di condizionamento transnazionale. Quell’80% di cittadini che dichiara di non saper distinguere il vero dal falso è il pubblico naturale di un servizio pubblico riformato, coraggioso, tecnologicamente all’altezza — capace di dare loro gli strumenti per comprendere il mondo. Definanziarlo e svalutarlo significa consegnare quel pubblico alle big tech. Noi vogliamo invece investire: nella protezione dei dati, negli algoritmi trasparenti, in una Rai che parli anche ai giovani, in una tv pubblica che usi il suo immenso archivio per addestrare un’intelligenza artificiale autonoma, capace di dare alle domande dei cittadini risposte vere e verificabili.
Ci battiamo fin da subito per far tornare la Rai una risorsa per tutte e tutti e non – conclude Piccolotti – uno strumento da asservire alle convenienze politiche che per semplicità chiamiamo da qualche anno Tele Meloni.
Lo rende noto l’ufficio stampa, Roma, 16 giugno 2026
