Oggi a Roma due sit-in, due vertenze diverse, rivendicazioni diverse ma lo stesso messaggio: serve rispetto per chi lavora.
Gli impiegati del British Council Italia scioperano contro 108 licenziamenti su 130 dipendenti — più dell’80% della forza lavoro, concentrati soprattutto in Italia. Non una crisi, come ammette la società: una scelta politica, calata dall’alto da un management londinese che ignora le realtà locali e scarica i costi su chi lavora sul campo. Il risultato? Esami ceduti a privati, corsi cancellati, customer service delocalizzato all’estero. Un’istituzione culturale nata per unire Italia e Regno Unito che stanno smantellando pezzo per pezzo.
Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.
I lavoratori Istat chiedono invece – prosegue la deputata rossoverde – quello che dovrebbe essere scontato: stipendi dignitosi, progressioni di carriera bloccate da anni, stabilizzazione per i precari in scadenza a giugno e il riconoscimento di 538 tecnici amministrativi ancora inquadrati sotto il loro livello reale. Persone che producono la statistica pubblica italiana, un bene comune, pagate meno di colleghi in enti equivalenti.
Solidarietà a entrambe le vertenze. Perché dietro ogni numero, dietro i 108 licenziamenti, le 538 sotto-inquadrati, i 18 euro di indennità mensile ci sono persone, famiglie, anni di competenze che lo Stato e le istituzioni non possono permettersi di disperdere. In quasi quattro anni di Governo Meloni non abbiamo visto una soluzione concreta: nessuno stop ai licenziamenti, nessuna stabilizzazione dei precari, stipendi sempre troppo bassi. Toccherà a noi cambiare le cose, – conclude Piccolotti – speriamo presto.
Lo rende noto l’ufficio stampa Roma, 21 maggio 2026
