Dove gli interessi si fanno enormi cresce il codazzo degli strenui difensori di quegli interessi. È così per il business delle università telematiche, che continua a crescere dopo aver superato il mezzo miliardo di fatturato. E allora è tutto un fiorire di editoriali entusiasti per questa nuova frontiera del sapere, intergruppi parlamentari che ne difendono i confini, ministri che fanno finta di regolare un settore che vuole fare esattamente quello che vuole e che spesso ci riesce.
Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.
Oggi Belpietro, su uno dei giornali della scuderia di destra, – prosegue la deputata rossoverde della commissione Cultura alla Camera – attribuisce ai baroni universitari la lotta contro chi insidia il loro regno. Baroni, professoroni, politici di sinistra: tutti insieme, secondo loro, nemici del progresso, della destra e ovviamente di chi vuole fare i soldi. Ovviamente tutta una baggianata per nascondere il grande mercato dei titoli e per nascondere i profitti accumulati ai danni degli studenti più in difficoltà. Insomma, un’operazione di lobby da manuale e guarda caso ci sono tantissimi ex politici che insegnano nelle telematiche senza aver superato alcun concorso.
Per parte nostra sosteniamo quello che abbiamo sempre sostenuto: più risorse alla modernizzazione, anche digitale, dell’università pubblica; università telematiche con le stesse regole di quelle pubbliche; università private senza scopo di lucro, come abbiamo con forza chiesto in Aula alla Ministra Bernini, lo scorso 4 febbraio. Non faremo sconti a chi – conclude Piccolotti – protegge solo interessi di parte.
Lo rende noto l’ufficio stampa Roma, 13 febbraio 2026
