Università. Bologna. Piccolotti (Avs): Il triennio per l’esercito ignora le gravi carenze di personale e colpisce l’autonomia degli atenei. Il caso in Parlamento, interrogazione di Avs: vogliamo sapere quanti corsi riservati a categorie sono stati attivati finora negli atenei italiani

Incarico:Deputato

Da ieri si discute della scelta dell’Università di Bologna di non attivare un percorso di laurea triennale in Filosofia riservato esclusivamente a un gruppo di ufficiali dell’Esercito. Vari Ministri e addirittura la Presidente del Consiglio Meloni hanno parlato di un atto “lesivo dei doveri costituzionali”. Si è parlato però poco del problema centrale e concreto: la richiesta di creare un intero percorso dedicato e riservato, da svolgere in Accademia, è non soltanto del tutto inusuale ma richiede un forte fabbisogno di docenza aggiuntiva.

Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra.

Si attacca quindi l’Università di Bologna e la sua autonomia ignorando, o facendo finta di ignorare – prosegue la deputata rossoverde della commissione cultura alla Camera – la grave carenza di personale negli atenei pubblici. Mentre si chiedono corsi “su misura”, migliaia di ricercatori e assegnisti sono stati espulsi dal sistema dopo la recente riforma del pre-ruolo. Con una mano si svuotano le università di risorse fondamentali per svolgere il ruolo assegnato loro dalla Costituzione, con l’altra si pretende che facciano fronte ad un carico didattico extra finalizzato alla creazione di un curriculum che sarebbe incredibilmente precluso a tutti gli altri studenti e cittadini italiani.

Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro dell’Università: vorremmo sapere quanti percorsi triennali riservati esclusivamente a specifiche categorie professionali siano stati attivati negli ultimi anni, per chi e con quali risorse. L’idea che l’Università pubblica invece di offrire corsi di studio aperti a tutti i cittadini debba investire risorse e tempo per far fronte alle specifiche richieste in merito a corsi riservati ai dipendenti di singoli enti pubblici, a specifiche organizzazioni dello Stato o persino singole imprese o associazioni è un’idea pericolosa e sbagliata. Le Università pubbliche – conclude Piccolotti – devono essere cattedrali della conoscenza libera e liberamente accessibili.

Lo rende noto l’ufficio stampa, Roma, 2 dicembre 2025