Da giorni sta facendo discutere l ‘opinione pubblica sul web, e non solo, una delle ultime inchieste della trasmissione tv le Iene dedicata al lavoro, o meglio allo sfruttamento, dei migranti nel nostro Paese. E al fallimento delle politiche migratorie.
Infatti, se su 120mila migranti che nel 2024 sono arrivati legalmente in Italia tramite il decreto flussi, oltre 110mila sono poi diventati irregolari per lo Stato, loro malgrado; e se per arrivare nel nostro Paese addirittura hanno dovuto pagare decine di migliaia di euro a mediatori stranieri ed italiani, tutto questo vuol dire che siamo di fronte ad una gigantesca truffa, sotto gli occhi delle Istituzioni che non può più essere taciuta. E su cui occorre intervenire.
Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs.
Accade a Latina, in Puglia, a Roma, in Campania, in Lombardia, e in tutta Italia. Peraltro – prosegue il leader di SI – essendo posticipata la verifica dei requisiti dei datori di lavoro ad un momento successivo all’arrivo in Italia del lavoratore straniero, le leggi italiane permettono in questo modo le truffe che trasformano coloro che entrano regolarmente nel Paese per lavorare in fantasmi, senza lavoro regolare, senza documenti e che poi possono essere sfruttati tranquillamente.
E così, come denunciano la Cgil e le associazioni per i diritti, solo il 7,8% degli ingressi l’anno passato si sono trasformati in contratti regolari e in permessi di soggiorno.
Come ha ben sintetizzato la trasmissione tv “li facciamo venire qui a pagamento, chiedendo il pizzo ai trafficanti dei loro Paese, li lasciamo senza un lavoro regolare, li abbandoniamo nelle mani dei caporali, e così li facciamo lavorare sfruttati. Così l’Italia li inganna due volte, creando un esercito di clandestini. Insomma gli scafisti siamo noi italiani”.
Con il decreto flussi che si trasforma in una vera e propri tratta degli esseri umani . Naturalmente poi la destra dei seguaci di Salvini e Meloni possono fare tutta la loro cinica propaganda. Non è arrivato forse il momento di modificare questi percorsi ?
Su questa inchiesta giornalistica – conclude Fratoianni – presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo, per sollecitare un doveroso cambio di direzione, ma che anche stavolta, ho la sensazione, purtroppo non ci sarà.
