P.A., Zaratti: sui buoni pasto è ora di cambiare, serve adeguamento Istat e estensione a chi non ne usufruisce

Incarico:Deputato

“Adeguare il valore del buono pasto al costo della vita (Dl 95/2012 stabilisce tetto massimo a € 7,00 senza alcun aggiornamento ISTAT); inserirlo in busta paga come voce non imponibile ai fini fiscali e previdenziali, estenderne il diritto alle categorie oggi escluse, attuare l’ordinanza della Cassazione del 27 settembre 2024, n. 25840, secondo cui il ticket mensa costituisce una componente della retribuzione e, in quanto tale, dev’essere garantito anche durante le ferie”. E’ quanto chiede con una interrogazione ai ministri Zangrillo (Pubblica Amministrazione) e Giorgetti (Economia), il capogruppo di AVS nella commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti il quale spiega che “da anni la gestione dei buoni pasto nel pubblico impiego ha diversi aspetti critici, dai continui cambi appalto che causano enormi danni ai dipendenti, ai blocchi nella spendibilità e ribassi insostenibili. Il valore nominale dei buoni pasto è fermo da 20 anni e la loro gestione, attraverso le gare d’appalto di Consip, determina il meccanismo dei ribassi da parte delle Società che poi applicano alte commissioni agli esercenti, che spesso non li accettano anche perché economicamente insostenibili; inoltre, intere categorie di lavoratori del pubblico impiego (scuola, sanità, servizi educativi, servizi dell’infanzia)sono completamente escluse dalla possibilità di percepire il buono pasto, come coloro che svolgono la propria prestazione lavorativa in regime di lavoro agile. Per tutte queste ragioni è giunta l’ora di rivedere la normativa e adeguarla alle esigenze del personale della PA”, conclude Zaratti.