Unioni Civili. Grassadonia (Avs): Una legge storica ma insufficiente, traditi i figli delle coppie gay. Una battaglia sui diritti lgbtqia+ che continueremo

Dieci anni dall’approvazione della legge sulle Unioni Civili, una legge importante ma insufficiente. Una legge che restituì dignità alle coppie dello stesso sesso, che finalmente vedevano riconosciuto il loro amore, ma che non ebbe il coraggio di mettere nero su bianco che quelle stesse coppie potessero essere anche genitori. Quella legge seppur importante ci lasciò un gradino più in basso.

Lo scrive su Instagram Marilena Grassadonia Responsabile Diritti e Libertà di Sinistra Italiana.

Attraversai quella stagione, – prosegue l’esponente rossoverde – da presidente di Famiglie Arcobaleno, con la responsabilità di chi sapeva che bisognava fare il possibile per tutelare la propria comunità. Non avremmo mai pensato di dover assistere nelle aule del Parlamento a un dibattito violentissimo, pieno di insulti e cattiverie vomitate addosso a chi aveva come unica “colpa” quella di essere famiglie con due mamme o due papà. Il dietrofront del M5S e l’intransigenza dei cattoDem spinsero la legge in un vicolo cieco, l’accordo di governo tra PD e Angelino Alfano che in un sol colpo taglió la stepchild e la serenità di tante famiglie.

A dieci anni di distanza ricordo esattamente ogni istante e ogni emozione. Un dolore sordo e intimo che urlava la rabbia per il tradimento della politica e di parte del movimento lgbt+ sulla pelle dei nostri figli e figlie. Al brindisi finale a Fontana di Trevi non andammo, perché semplicemente a quella festa le nostre figlie e i nostri figli “non erano stati invitati”. Da allora nessun’altra promessa verso le persone LGBTQIA+ è stata mantenuta.

Un Parlamento non all’altezza del Paese reale. Tra veti cattolici, canguri mancati e ipocrisia diffusa, il PD e il M5S di allora dimostrarono tutti i loro limiti. Alla Sinistra riconobbi coerenza e responsabilità. Oggi continuo quella battaglia nella profonda consapevolezza che – conclude Grassadonia – solo collettivamente possiamo vincerla.

Lo rende noto l’ufficio stampa Roma, 11 maggio 2026