Siamo al solito copione che ormai dura da un sacco di anni. La destra ha bisogno di un nemico permanente e il nemico numero uno è sempre lo stesso: l’immigrazione. La destra approva un manifesto ideologico profondamente garantista, ai limiti dell’impunità nei confronti dei colletti bianchi, degli amici, dei colleghi di partito, come Delmastro, che viene ignobilmente salvato e, invece, profondamente giustizialista nei confronti dei poveracci, dei migranti, di quelli che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, di quelli che manifestano per strada. È la destra italiana, esattamente da trent’anni a questa parte: garantista con gli amici e giustizialista, con tutti gli altri. Dietro la propaganda però c’è un Paese molto diverso da quello che la destra racconta. Un Paese nel quale migliaia di persone migranti vivono in una condizione di sfruttamento, di precarietà e di invisibilità. Una condizione causata dalle leggi della destra, innanzitutto dalla Bossi-Fini, che è il motivo principale per cui nel corso degli anni sono stati alimentati i canali di irregolarità, di ricattabilità, di sfruttamento. C’è un’altra Italia che il Governo continua a non raccontare. Una realtà fatta da migliaia di persone che lavorano nelle campagne, raccogliendo i pomodori che finiscono sulle nostre tavole, di uomini e donne che lavorano spesso dodici ore, pagati pochissimo, costretti a vivere in baracche senza acqua, senza servizi, senza tutela. Persone che producono ricchezza, ma che restano invisibili e che, però, diventano visibili quando servono per alimentare la paura. È un’idea di governo molto precisa, utile dal punto di vista elettorale, a cui dobbiamo rispondere con una idea di paese diverso fatto di lotta al caporalato, lotta alla tratta degli esseri umani, per più integrazione e non la marginalità permanente a cui sono costretti ora. La destra usa una strategia politica molto consolidata: se i salari sono fermi da trent’anni, è colpa dell’immigrazione; se le liste d’attesa nella sanità si allungano, è colpa dell’immigrazione; se mancano le case popolari, è colpa dell’immigrazione; se le periferie vengono abbandonate, è colpa dell’immigrazione. Un racconto molto comodo, che alimenta la guerra tra poveri. Votiamo contro, siamo di fronte all’emblema della politica peggiore, quella che alimenta gli istinti peggiori invece di rafforzare il senso della comunità. La legalità non si difende umiliando la dignità delle persone, ma facendo rispettare le regole a tutti, soprattutto a chi sfrutta, a chi discrimina, a chi lucra sulla disperazione umana.
Lo afferma il capogruppo di AVS Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
