Il presidente del CNEL paragona gli imprenditori ai bambini da educare, come sul lavaggio dei denti, dicendo che non vanno premiati con i soldini. Giusto. Vanno educati con il salario minimo e lo sblocco degli stipendi. Indicizzare i salari è il minimo, e per evitare che i rinnovi vengano rimandati all’infinito, bisognerebbe farli scattare automaticamente con il doppio dell’inflazione. Immaginiamo che lui sia d’accordo, visto che si è aumentato lo stipendio, mentre milioni di lavoratori non hanno lo stesso potere. Aspettano ancora il salario minimo, il rinnovo dei contratti e stipendi adeguati al costo della vita. Se davvero vogliamo educare il sistema, cominciamo col dare ai lavoratori ciò che spetta loro: dignità salariale, contratti giusti e un fisco che non premi chi ha già troppo. Le parole non bastano: servono leggi, risorse e volontà politica. Sulle disuguaglianze, Brunetta ha preferito tacere: ma sono proprio quelle a minacciare la coesione sociale e la democrazia.
Lo affermano Marco Grimaldi, vice presidente gruppo AVS Camera, e Tino Magni, senatore Alleanza Verdi e Sinistra.
