Come sempre la guerra, oltre a morte e distruzione sul campo, si porta dietro gli aumenti dei prezzi impoverendo lavoratori e pensionati degli altri Paesi. Però in Italia è successa una cosa strana: l’inflazione è aumentata a febbraio, lo dice l’Istat, prima ancora degli effetti dell’attacco all’Iran. Da noi, quindi, si è accentuata la crescita dei prezzi al dettaglio del carrello della spesa anche senza il peso della crisi nel Golfo. Aumenti dovuti all’immobilismo del governo incapace di intervenire, a partire dalla grande questione dei bassi salari e degli stipendi da fame. La Meloni invece di andare in Tv a fare propaganda contro la magistratura per il referendum sulla giustizia si occupasse dei veri problemi degli italiani. Il rincaro dei carburanti, e la grave crisi in corso, renderanno particolarmente costosa la prossima Pasqua degli italiani, alle prese con gli aumenti per viaggi, spostamenti in auto e alimenti. L’aumento del diesel, principale carburante per l’autotrasporto, sta determinando l’aumento dei prezzi del comparto alimentare. Monitorare come fa il governo non basta. Serve agire subito con il taglio delle accise sui carburanti, che può frenare gli aumenti, ed è necessario che il governo intervenga per contenere l’impatto degli aumenti dell’energia e dell’inflazione su famiglie e imprese con misure a sostegno del potere d’acquisto e del reddito di lavoratori, lavoratrici e pensionati, che continuano ad essere tra i più bassi d’Europa, e con strumenti per sostenere i comparti produttivi più esposti e salvaguardare i livelli occupazionali. Noi diciamo No alla guerra di Trump e Netanyahu, Si a interventi immediati per proteggere i redditi, la produzione e il lavoro.
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
