Accanto alla vicenda del nostro ministro della difesa nell’area del Golfo, c’è poi un gigantesco problema sul posizionamento politico dell’Italia: il fatto che il ministro della Difesa fosse in un teatro di guerra senza saperlo ci dice molto del nostro rapporto con gli Stati Uniti. Subalterni ma assolutamente irrilevanti. E anche afoni. Perché non rispondono a una domanda semplice: condannate o no l’attacco unilaterale americano e israeliano? Il governo Meloni dà un giudizio politico su questa ennesima violazione del diritto internazionale? Come opposizioni abbiamo chiesto questo. Non un’analisi, non un commento tecnico. Una parola chiara. E invece nessuna risposta. Sembra che i ministri si comportino da commentatori o da analisti, non da membri di un governo. Ma qui non siamo in un talk show.
Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs in un’intervista a La Repubblica.
Siamo di fronte a una violazione inaccettabile del diritto internazionale, punto. Questo – prosegue il leader di SI – non c’entra nulla con il giudizio che tutti abbiamo, e che spero sia unanime, sul regime degli ayatollah: un regime odioso, illiberale, violento. Si può essere radicalmente contrari a quel regime e allo stesso tempo criticare con durezza un atto unilaterale. Se qualcuno si arroga il diritto di fare il gendarme del mondo c’è un problema enorme. La storia recente ci insegna che la democrazia non si esporta con le bombe: dopo le bombe arrivano più fondamentalismo e più destabilizzazione. Afghanistan e Iraq dovrebbero averci insegnato qualcosa.
E poi c’è il tema di un possibile coinvolgimento italiano: se il ministro Crosetto dice che, qualora arrivasse una richiesta, si valuterebbero azioni congiunte, allora lo si dica chiaramente al Paese. Ci vogliono portare in guerra? Oggi l’Italia è esposta a una brutta figura: si parla di Meloni come “pontiera” con Trump, ma poi non veniamo nemmeno degnati di una parola chiara. Questa assenza di posizione è già una posizione. Ed è – conclude Fratoianni – un problema politico enorme.
