La domanda è: il ministro della Difesa può andare, senza scorta, in vacanza, senza un’organizzazione di sicurezza, in un luogo che si immaginava potesse diventare uno scenario di guerra? La sicurezza, le scorte, servono a proteggere i singoli, certo. Ma anche le persone con cui entrano in contatto. E sono un presidio per il ruolo che quelle persone ricoprono, dunque per tutti i cittadini. Colpire un ministro significa colpire la democrazia di un Paese. Ecco perché non si può essere superficiali su queste questioni. Il punto politico di questa storia sta qui».
Nicola Fratoianni, co-leader di Avs, non ha voglia di entrare in polemiche personali con il ministro Guido Crosetto – «non mi interessa cosa è successo a Dubai nè quanto ha pagato il biglietto» – ma è convinto che la vicenda ponga un problema politico non di poco conto, così in un’intervista a Repubblica.
Prendo atto delle scuse del ministro. Ma – conclude il leader di SI – dobbiamo sapere con chiarezza se le procedure di sicurezza sono state rispettate. Che misure sono state prese, se sono state prese. Chi ha valutato i rischi di quel viaggio. Ci sono troppe cose che non tornano, anche nei tempi. È stato organizzato un bilaterale con il ministro della Difesa. Da quanto si sapeva? Chi lo sapeva? Qualcuno sapeva dunque di questo? Non lo ha trovato rischioso? Un bilaterale non è un caffè tra amici.
