L’inflazione galoppa e si mangia i già bassi salari degli italiani. Oggi l’Istat certifica che a settembre 2026 l’inflazione fa un balzo shock dal 3,3%% al 4,2% su base annua, mentre su base mensile aumenta dello 0,7%. Questa forte accelerazione è dovuta all’aumento dei prezzi degli energetici e del carrello della spesa. Componenti che impattano sulla vita delle persone, e una batosta per milioni di lavoratori e lavoratrici e pensionati già alle prese con la continua riduzione del potere di acquisto delle loro retribuzioni. Ormai siamo al paradosso: la stragrande maggioranza fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre una parte della società si è enormemente arricchita. Un’ingiustizia sociale che la destra non vede perché non è interessata a combattere le disuguaglianze. La colpa è delle politiche sbagliate del governo per contenere il caro bollette per famiglie e imprese e il caro carburanti. Un’inflazione fuori controllo è il colpo finale sia per i ceti meno abbienti che per il ceto medio. In Italia aumenta tutto meno che gli stipendi. In questi anni abbiamo assistito a un vero e proprio impoverimento di massa della popolazione italiana. Occorre invertire la rotta, bisogna avere il coraggio di intervenire dove si sono concentrate le grandi ricchezze e sugli extraprofitti e utilizzare queste risorse per aumentare gli stipendi degli italiani. La redistribuzione della ricchezza deve tornare ad essere una priorità della politica. Ne va della tenuta economica e sociale del paese.
Lo afferma il capogruppo di AVS Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
