Il piano di riorganizzazione industriale presentato dal gruppo Electrolux è irricevibile e da rispedire al mittente. Millesettecento esuberi in tutti i siti produttivi del gruppo, su quattromila dipendenti, non sono un piano di riorganizzazione ma di dismissione. Nessuno stabilimento del nostro Paese sarà escluso dalla riduzione di personale e questo la dice lunga sulla volontà del gruppo di mantenere le produzioni in Italia. Gli stabilimenti coinvolti rappresentano presidi industriali fondamentali per i rispettivi territori, sia in termini occupazionali diretti, sia per l’ampio indotto. E’ in atto un significativo impoverimento del tessuto produttivo nazionale e dell’occupazione industriale in genere, ma il ministro Urso non trova di meglio che continuare a trovare alibi alle politiche industriali del tutto sbagliate ed inefficaci del governo, dando la colpa alle politiche green europee. Un disco rotto che non convince più nessuno. Per salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale è indispensabile che il Governo assuma un ruolo attivo nel contrastare processi di dismissione o ridimensionamento produttivo che rischiano di compromettere competenze industriali strategiche, aggravando la crisi occupazionale in territori già esposti a difficoltà economiche e sociali. L’ulteriore impoverimento del tessuto industriale del nostro Paese è intollerabile.
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni che sui 1700 esuberi ha presentato una interrogazione.
