Il decreto del governo Meloni sul lavoro, siamo al terzo ‘decreto primo Maggio’, come i precedenti, non risolve il principale problema dei lavoratori e delle lavoratrici: i bassi salari e la precarietà. Il Primo maggio si festeggiano i lavoratori ma il governo stanzia fondi per le imprese e i lavoratori non prendono un euro. Il governo vara incentivi all’assunzione di donne, giovani e per chi vive nelle Zes, senza specificare che tipo di assunzioni sono, con il rischio che vadano ad ingrossare le file dei lavoratori poveri e sottopagati. Meloni continua ad utilizzare la Festa del Lavoro per approvare decreti sbagliati ed inutili e affossare il salario minimo sostituito da un fantomatico ‘salario giusto’. L’idea che dare i soldi alle imprese porti automaticamente a nuova occupazione è sbagliata e va rovesciata. I soldi vanno dati ai lavoratori perché i salari sono fermi al palo da troppi anni, mentre la pressione fiscale è cresciuta a dismisura proprio sui lavoratori dipendenti che con l’infernale fiscal drag pagano più tasse di quelle che avrebbero dovuto pagare. Una tassazione iniqua tutta sulle spalle dei lavoratori. Mentre le morti e gli infortuni sul lavoro aumentano, oltre la metà avviene nelle aziende in appalto e subappalto dove ci sono meno diritti e meno tutele, il decreto non affronta minimamente il tema, non interviene sulla responsabilità della filiera negli incidenti sul lavoro, non rafforza il numero degli ispettori. Meloni continua ad usare il Primo maggio, la festa dei lavoratori, per sfornare decreti senza nessun confronto con le organizzazioni sindacali e datoriali. Il lavoro e il reddito dovrebbero essere al centro delle politiche del governo tutto l’anno, non solo il Primo Maggio.
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
