Siamo arrivati a sessanta. Sessanta detenuti morti suicidi nelle carceri italiane. Una cifra, purtroppo, destinata a crescere se non si fa niente per impedirlo. Il sovraffollamento è la piaga che affligge il nostro sistema carcerario. Oltre 14 mila detenuti in più rispetto alla capienza e, nel solo 2023, sono stati più di 4 mila i detenuti cui sono stati riconosciuti risarcimenti per trattamenti inumani e degradanti dalla magistratura di sorveglianza. E non serve a nulla la costruzione di nuove carceri, che come un mantra la destra continua a sbandierare. Con questi numeri ce ne vorrebbero una decina e non sarebbero pronti prima di almeno 2/3 anni, se va bene. Nel frattempo che si fa? Domani, arriverà in Aula al Senato il decreto legge del governo che si occupa di carcere. Un decreto, a detta di tutti, inutile a risolvere il problema del sovraffollamento, tanto che oggi i Garanti dei detenuti hanno scritto una lettera al ministro Nordio nella quale denunciano l’emergenza umanitaria. C’è ancora tempo e modo di cambiare il decreto, renderlo più umano. Tanti emendamenti vanno in questa direzione. Chiedo alla maggioranza e al governo di non chiudere la porta alle richieste di miglioramento e di non presentare la fiducia che impedirebbe il dialogo e ogni possibile modifica. Il carcere non è una discarica sociale dove rinchiudere e lasciare a morire i reietti della società.
Lo afferma la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi.
