L’ennesimo decreto taglia accise, il quinto da marzo 2026, da un piccolo sollievo temporaneo ma è inefficace sul lungo periodo. Siamo al decreto che corregge un decreto per prorogare un altro decreto. Un modo di intervenire e legiferare assurdo. Il governo fa il gioco delle tre carte e gli italiani non sanno più che sconto troveranno alla pompa. Fino a ieri per il diesel erano dieci centesimi al litro, mentre l’ultimo decreto legge lo dimezza a 5. I prezzi alla pompa continuano ad essere alti e gli italiani pagano di tasca loro l’inazione e gli errori del governo. Che gli italiani pagano due volte: la prima con l’aumento dei prezzi alla pompa e dell’IVA, la seconda con lo sconto dello Stato sotto forma di taglio temporaneo sulle accise, finanziato proprio con le maggiori tasse versate dagli automobilisti. Per non parlare della ‘tassa sulla tassa’, la doppia imposizione fiscale calcolata sia sull’IVA che sul valore delle accise stesse. Il caro carburanti è la causa principale dell’aumento dei costi del trasporto che si riflette direttamente sui prezzi al dettaglio, alimentando un circolo che pesa soprattutto sulle fasce più deboli della società. Ormai fare il pieno è diventato un salasso per quasi tutti i cittadini italiani e questo è il risultato delle non politiche della Meloni e del Ministro Urso. Gli aumenti stanno ulteriormente impoverendo i cittadini, già penalizzati dai bassi redditi, e alle prese con l’aumento dei prezzi al dettaglio e dell’inflazione. Per costruire una strategia in grado di arginare la corsa dei prezzi è necessario andare a prendere i soldi dove ci sono, gli extra profitti delle aziende, Eni su tutte.
Lo afferma il senatore all’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
