Dopo quasi quattro anni, il governo Meloni continua a inseguire le emergenze senza una strategia energetica. Sui carburanti siamo all’ennesimo decreto tampone. Le accise sul gasolio, che la destra aveva promesso di cancellare, sono state ridotte per una sola settimana, per di più a settembre. Si campa alla giornata, mentre famiglie e imprese pagano il conto salato dei rincari. Il governo, invece di togliere l’Iva sulle accise, così come gli avevamo proposto, presenta come una soluzione il tetto ai prezzi di alcune compagnie energetiche, come Eni. In realtà, è uno scambio per non far pagare gli extraprofitti. Il problema vero è che manca una vera politica energetica, mentre si spendono tanti soldi pubblici per far felici le compagnie petrolifere. La destra continua a puntare su petrolio, gas e trivelle, intanto la crisi climatica presenta il conto e gli aumenti dei costi dell’energia si sommano a quelli degli eventi estremi. La sicurezza energetica non si fa trivellando di più, ma riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. Servono investimenti nelle rinnovabili, nelle reti, negli accumuli, nell’efficienza energetica. La transizione energetica non è una battaglia ideologica, ma una necessità economica e sociale. Continuare ad utilizzare petrolio e gas vuol dire dipendere dall’estero. Meloni invece di accelerare le procedure per cercare nuovi idrocarburi, dovrebbe investire sulle rinnovabili, che sono frenate da ritardi e ostacoli burocratici. AVS vota contro un provvedimento che non risolve nulla, né il caro carburanti, né interviene sugli extraprofitti e rinvia ancora una volta le scelte necessarie per dare al Paese una vera strategia energetica.
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
