Il piano dell’Electrolux, colosso svedese leader mondiale nel settore degli impianti elettrodomestici, che prevede di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi, con 1700 esuberi nelle sedi di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Solaro (Milano), Cerreto D’Esi (Ancona) e Forlì, in Romagna, è irricevibile. Più una delocalizzazione che un piano di reindustrializzazione. Quello che sta accadendo all’Electrolux è il risultato delle non politiche industriali di Urso e Meloni. Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori che domani saranno in sciopero per la difesa del lavoro. Va impedita la chiusura degli stabilimenti e vanno fermati i licenziamenti. E per farlo il governo deve mettere in campo tutti gli strumenti per impedire che la multinazionale svedese scappi all’estero. Salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale dell’azienda serve a frenare l’impoverimento del tessuto produttivo e dell’occupazione industriale in atto. La vicenda Electrolux è una grande vertenza politica di carattere nazionale che necessita di una risposta forte. Il governo Meloni non è in grado di contrastare la deindustrializzazione in atto. Occorre cambiare strada e costruire un modello di sviluppo diverso.
Lo afferma il senatore di AVS Tino Magni.
