Il nostro messaggio non è un vezzo è un grido d’allarme persino un po’ disperato : la crisi climatica è una gigantesca questione politica con la P maiuscola ma in questo Paese non se ne parla. Al limite lo si affronta con le battute di Larussa che ci viene a dire che nei Caraibi sono sempre stati con queste temperature e che quindi ci abitueremo. Il Nobel Parisi giustamente gli ha risposto che andando avanti così ci abitueremo al camposanto.
La crisi climatica esiste, c’è, é sotto gli occhi di tutti, e produce un danno irreparabile all’ambiente ma anche enormi danni economici.
Lo afferma Nicola Fratoianni sulle rive del Tevere a Perugia nel corso della presentazione insieme ad Angelo Bonelli del dossier di Avs sulla crisi idrica e la siccità.
Lo scontro è con i climafreghisti – prosegue il leader rossoverde – che se ne fregano della crisi climatica perché difendono gli interessi di chi l’alimenta. È una scelta politica, di campo. Noi stiamo dalla parte di chi non solo vuole salvare l’ambiente, ma di chi vuole che le fasce più deboli, la maggioranza delle cittadine e dei
cittadini sia ogni giorno di più travolto dalle conseguenze delle crisi climatica. C’è una minoranza, un pugno di grandi imprese multinazionali che ha una responsabilità molto grande nel processo che determina la crisi climatica. Però , per contrasto, gli effetti di questa crisi si scaricano sulla maggioranza delle persone, di quelle più deboli, degli anziani che non possono permettersi ad esempio un condizionatore. Questo è anche un enorme tema sociale, di ridistribuzione della ricchezza e delle opportunità, di giustizia sociale ed eguaglianza.
Ed è del tutto evidente che servono risposte strutturali e coraggiose: una transizione energetica, servono misure di adattamento e di contrasto, occorre fermare la dispersione idrica.
È chiaro che non si può andare avanti così, e se Giorgia Meloni con la sua banda di climafreghisti – conclude Fratoianni – continua ogni volta a fare spallucce e a fare favori ai petrolieri e alle grandi aziende energetiche, ad attaccare il Green Deal, noi rischiamo davvero di andare veloci veloci verso il baratro.
