25 anni fa ero a Genova.
Ricordo tutto di allora. Lo Stadio Carlini, via Tolemaide, le cariche, i lacrimogeni, il panico e poi la notizia che corre di bocca in bocca e diventa presto conferma: hanno ammazzato un ragazzo. Un genovese. Carlo Giuliani.
Poi ci fu la Diaz, Bolzaneto, le promozioni, i processi, la narrazione tossica delle destre, la commissione d’inchiesta mai istituita.
Lo scrive su Facebook Nicola Fratoianni di Avs.
Una Repubblica ferita che non ha mai davvero fatto i conti con quelle giornate – prosegue il leader rossoverde – dove, secondo Amnesty international, si produsse “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.
Ma insieme a tutto questo ricordo anche la potenza creativa e felice di quel movimento che aveva visto con largo anticipo ciò che stava accadendo. L’esplosione delle disuguaglianze, la crisi climatica, il ritorno della guerra e la precarietà perenne come condanna per milioni di persone ridotte a merce per il mercato.
Il disastro prodotto dall’ideologia del capitalismo è ancora e sempre più davanti ai nostri occhi e tocca a noi – conclude Fratoianni – porvi rimedio, con la stessa consapevolezza che avevamo ieri.
