Rispetto ai tanti problemi del Paese, il governo Meloni ha scelto la sua priorità: approvare la legge che modifica la normativa sulla caccia. Una priorità in vista della prossima campagna elettorale che serve a rispondere all’offensiva di Vannacci. La destra va avanti senza alcun confronto con opposizioni, associazioni ambientaliste e mondo scientifico. Ma è una destra divisa tra l’obbedire alle lobby venatorie e delle armi, e una destra contraria alla legge ‘sparatutto’ con slittamenti del voto e problemi di numero legale. Norme ritenute sbagliate anche dalla Commissione europea, e che mette il Paese a rischio di nuove procedure d’infrazione. Questa non è una riforma nell’interesse generale, è una riforma che tiene conto solo delle richieste del mondo venatorio, arrivando addirittura a sanzionare chi contesta con forme di protesta pacifica e chi prova ad ostacolare le battute di caccia. Di fronte alle centinaia di incidenti di caccia registrati negli ultimi anni, con decine di morti, la destra invece di aumentare i controlli o rafforzare le garanzie ha ampliato ulteriormente l’attività venatoria. Non è una legge sulla gestione della fauna. È una legge che sposta il baricentro dello Stato dalla tutela dell’ambiente, della biodiversità e della fauna, alla tutela degli interessi venatori. AVS è dalla parte della biodiversità, degli animali e della libertà di manifestare. Il governo Meloni ha scelto di ampliare la libertà di sparare e uccidere più animali possibili, in poche parole di stare dalla parte delle doppiette.
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra del Senato Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
