La destra usa la farsa delle questioni procedurali, delle questioni burocratiche e tecniche per non approvare una legge sul fine vita. La decisione di rinviare ancora una volta in commissione il disegno di legge, non solo non è accettabile, ma è un modo per affossare una legge attesa da anni. E’ inutile girarci intorno: la destra non vuole una legge sul suicidio medicalmente assistito. E non ha nemmeno il coraggio di fare questa cosa alla luce del sole e allora si ripara, si rifugia, dietro presunti tecnicismi peraltro completamente incomprensibili. Sono passati sei anni dalla sentenza della Corte Costituzionale, la 242 del 2019, che ha indicato con chiarezza al Parlamento la necessità di intervenire per disciplinare il cosiddetto suicidio medicalmente assistito e per garantire il diritto all’autodeterminazione delle persone affette da patologie irreversibili e da sofferenze intollerabili. Sei anni di rinvii, di esitazioni, di occasioni perdute. Mentre la destra continua a prendere tempo, fuori dai palazzi della politica ci sono le persone in carne ed ossa che aspettano. Persone lucide, consapevoli, che convivono ogni giorno con malattie devastanti e che chiedono di poter decidere per loro stessi. Non chiedono privilegi e non chiedono nemmeno scorciatoie, chiedono dignità. Davanti alla richiesta di dignità il Parlamento non può rimandare ancora. La destra per impedire, ogni tipo di discussione sta adottando la tecnica dell’auto-ostruzionismo. L’ostruzionismo, però, è una tecnica parlamentare a tutela delle opposizioni non a tutela della maggioranza. La maggioranza considera la discussione sul fine vita da congelare, da nascondere, da rinviare all’infinito. Siccome queste scelte si fanno sulla pelle delle persone, non si può continuare a scappare, non si può continuare a fingere che il problema non esiste. Il problema esiste e ha il volto di chi è costretto a rivolgersi ai tribunali per vedere riconosciuto un diritto che invece dovrebbe essere riconosciuto dalla legge. Ha il volto di chi è costretto a recarsi all’estero per ottenere quello che il nostro paese gli vieta. Ha il volto delle famiglie lasciate sole ad affrontare decisioni spesso dolorosissime, obbligate a farlo in un contesto poco chiaro, senza regole precise e senza nemmeno il sostegno delle Istituzioni. La richiesta per il ritorno in commissione non è altro che un modo per affossare una legge attesa da anni. E questo è davvero uno scandalo. Noi continueremo a chiedere che il Senato affronti questo tema con serietà, senza pregiudizi ideologici e senza ulteriori tatticismi. Perché il fine vita non riguarda la morte, ma riguarda la libertà e la dignità.
Lo afferma il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
