Siamo al paradosso. Le università italiane concedono borse di studio a studenti e studentesse palestinesi, che però non riescono ad arrivare in Italia perché il consolato italiano a Gerusalemme ha bloccato tutto per una decisione incomprensibile: visti solo a loro e non ai figli minori. E’ il caso della cittadina palestinese Reem Abu Arab, di 29 anni, vincitrice della borsa di studio presso l’Università Cattolica di Milano per un Master in Relazioni d’aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale, a cui l’ateneo milanese avrebbe già predisposto l’intera accoglienza, alloggio, vitto e inserimento, per lei, la nonna anziana ed il figlio minore. Analoga situazione per i coniugi Karam e Ola Dahman, entrambi assegnatari di una borsa di studio per un master in Marketing presso l’Università LUMSA di Roma, che li avrebbe accolti con la figlia minore. Entrambi i nuclei familiari hanno presentato regolare richiesta di visto nazionale per motivi di studio (visto di tipo D). Recentemente però il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme ha contattato le famiglie per via telefonica comunicando, senza alcun preavviso o formale motivazione scritta, che i genitori avrebbero ottenuto il visto, ma i figli minori no. Quindi giovani studenti e studentesse palestinesi, a cui sono state assegnate borse di studio per frequentare master universitari in Italia, non possono venire in Italia perché hanno figli piccoli. Una cosa grave su cui devono intervenire immediatamente Tajani e Bernini. La decisione del Consolato non può tradursi nella scelta tra abbandonare i figli o rinunciare alla borsa di studio. Nel caso dei coniugi Dahman, l’incomprensibile diniego parallelo alla madre e alla figlia spezza l’unità di un nucleo i cui unici adulti sono entrambi legittimi borsisti in Italia. L’operato dell’autorità consolare italiana è in palese violazione con i pilastri del diritto internazionale, europeo e della stessa normativa interna italiana sulla tutela del superiore interesse del minore e del diritto all’unità familiare. Di fronte alla devastazione nella Striscia di Gaza, come si può chiedere ad una madre o ad un padre di lasciare i propri figli piccoli in una zona di guerra. Abbiamo presentato un’interrogazione ai ministri degli Affari Esteri e dell’Università, Tajani e Bernini, affinché il Consolato Generale a Gerusalemme provveda all’immediato riesame delle istanze presentate dalle famiglie Dahman e Abu Arab, provvedendo al rilascio tempestivo dei visti per i minori al seguito, per sanare una situazione di palese ingiustizia e garantire l’effettivo esercizio del diritto allo studio degli studenti e delle studentesse palestinesi.
Lo afferma il senatore di Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
