Il governo Meloni dimostra ogni giorno di essere un governo contro i lavoratori. Ieri il ministro Urso ha convocato il tavolo nazionale sull’attuazione della legge annuale sulle piccole e medie imprese. Tavolo a cui Urso ha invitato proprio tutti: le organizzazioni maggiormente rappresentative ma anche quella galassia di sigle minori firmatarie di contratti pirata con salari da fame e tutele inesistenti. Una convocazione che non è piaciuta a Confindustria, Confcommercio e Confesercenti, che infatti hanno disertato il tavolo al grido ‘non ci sediamo con chi compete sfruttando il lavoro’, dando un segnale forte al governo sulla rappresentanza. E hanno fatto bene, perché non si legittimano i contratti che sfruttano i lavoratori. Ma come si fa a mettere sullo stesso piano chi fa concorrenza sleale sulla pelle dei lavoratori con i contratti pirata, e chi firma contratti con le organizzazioni maggiormente rappresentative. La Legge delega n. 144 del settembre 2025, quella che ha ammazzato la proposta delle opposizioni sul salario minimo e che il governo pensa di usare per legittimare i contratti ‘maggiormente applicati’ contro quelli firmati dalle organizzazioni ‘maggiormente rappresentative’, è una legge sbagliata che non risolve il problema dei 1000 contratti pirata depositati al Cnel. E’ in corso da mesi una proficua interlocuzione sulla rappresentanza tra le organizzazioni dei lavoratori e quelle datoriali, che lascia ben sperare nella possibilità di un accordo a breve contro i contratti pirata, come quello firmato dall’Ugl e AssoDelivery per i rider che secondo la magistratura è caporalato. Il governo prenda atto di questa presa di posizione e non vari i decreti attuativi della legge delega.
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
