Non è possibile che i giornalisti e i dipendenti dell’agenzia di stampa parlamentare Dire, stremati da anni di sacrifici e ristrettezze, siano costretti a proclamare lo sciopero ad oltranza solo per esigere che siano rispettati i loro piú elementari diritti e che i loro stipendi siano pagati. Vorrei ricordare che solo nell’epoca della schiavitú si doveva lavorare gratis.
Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs.
Il 9 gennaio scorso la presidente del consiglio Meloni durante la conferenza stampa di inizio anno – prosegue il leader di SI – aveva assicurato la massima attenzione e aveva annunciato che il governo aveva sollecitato l’editore a corrispondere le retribuzioni dovute ai dipendenti della Dire. Tanto che è stata riattivata anche la convenzione dell’agenzia con Palazzo Chigi.
Ora ci sono più alibi: la proprietà rispetti i propri dipendenti, non si può scherzare con vita delle persone e delle loro famiglie. Di fronte alla crisi del mondo dell’editoria non possono essere sempre a pagarne le conseguenze dipendenti e giornalisti. La proprietà dell’agenzia Dire si assuma le proprie responsabilità fino in fondo, con serietà .
Ci aspettiamo che nelle prossime ore le Istituzioni – conclude Fratoianni – attivino tutte le iniziative necessarie ed urgenti perché in questa vicenda che si trascina ormai da troppo tempo sia trovata una soluzione dignitosa.
