Il 29 dicembre scorso il trentottenne Christian Guercio si è tolto la vita nel carcere di Quarto d’Asti. I genitori avevano chiamato un’ambulanza perché Christian, soggetto fragile e tossicodipendente, era arrivato a casa loro in uno stato di salute preoccupante. Perché il Pronto Soccorso lo ha dimesso senza una visita psichiatrica, benché si trattasse di un soggetto noto ad ASL e SERD? Perché, alle dimissioni, invece di essere sottoposto a un trattamento sanitario in psichiatria, Guercio è stato portato in caserma e poi tradotto al carcere di alta sicurezza di Quarto D’Asti, per presunta resistenza a pubblico ufficiale (un graffio sul dito di un agente durante il fermo)? Perché quel fermo è stato poi convalidato dal Gip, senza prendere in considerazione misure alternative? Perché la famiglia non è stata coinvolta durante queste operazioni e anzi a lungo tenuta all’oscuro di ciò che accadeva? Queste domande ci hanno indotto a depositare un’interrogazione su una vicenda che appare terribile e molto opaca. Al fianco della famiglia di Christian chiediamo verità e giustizia.
Lo affermano il vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, e la senatrice di AVS Ilaria Cucchi.
