Il settore della logistica è il nuovo Far west. Lavoratori sfruttati e sottopagati e ora anche le infiltrazioni mafiose e il caporalato. Da un’inchiesta giornalistica della rivista ‘Lavialibera’ scopriamo che la filiera che lavora per Poste Italiane non è esente da questi fenomeni. Secondo gli inquirenti di Modena, dal 2020 al 2022 ha operato un’associazione criminosa di pachistani denominata Ak-47 Carpi, diretta a reclutare corrieri, molti loro connazionali, per occuparli ‘in condizioni di sfruttamento’ e chi non rispettava le condizioni imposte da questi ‘caporali’ veniva punito con violenti pestaggi, ritorsioni, anche nei confronti delle famiglie di origine in Pakistan, oltre ad essere costretti a versare un pizzo sulle loro paghe. La società Natana doc spa, fornitrice del corriere espresso Sda (Gruppo Poste Italiane), è menzionata nell’inchiesta in quanto beneficiaria della manodopera reclutata dall’associazione criminale denominata Ak-47 Carpi. Alla società nel 2019 era stato negato il rinnovo dell’iscrizione alla white list antimafia, perché i suoi soggetti apicali erano ‘legati da vincoli associativi con esponenti di un clan camorristico’. Come è regolato e controllato il sistema di appalti e subappalti di Poste Italiane? Com’è possibile che l’iscrizione alla white list non fosse un requisito per far parte del gruppo fornitori, se l’iscrizione è obbligatoria per settori particolarmente a rischio infiltrazioni mafiose come l’autotrasporto per conto terzi? Come può avvenire questo in un’impresa pubblica? Come può un’impresa pubblica sostenere senza vergogna che una società del suo gruppo (Sda), essendo azienda a sé stante, deve attenersi solo alle regole dei privati per gli appalti? Esigiamo delle risposte. Il Governo dovrebbe esigerle.
Lo affermano i parlamentari di Alleanza Verdi Sinistra, Ilaria Cucchi e Marco Grimaldi che sull’inchiesta della rivista ‘Lavialibera’ sulle infiltrazioni mafiose e il caporalato in aziende fornitrici di Poste hanno presentato interrogazioni a Camera e Senato.
