Quattro anni fa, quando tutto è iniziato l’Europa scelse, e l’Italia con essa, una linea fondata su due pilastri: le sanzioni economiche e l’invio di armi. Sul primo pilastro noi dicemmo sì perché l’aggressione russa è una violazione del diritto internazionale e doveva essere sanzionata come avremmo dovuto sanzionare Israele. Ma sul secondo, quello delle armi, fin dall’inizio ponemmo una domanda semplice e decisiva: fino a quando e soprattutto non rischia il nostro impegno sulle armi di costruire un disimpegno sul terreno più importante, ovvero quello della diplomazia?
Lo dichiara Elisabetta Piccolotti di Avs intervenendo nell’aula di Montecitorio.
A quattro anni e a tante centinaia di migliaia morti di distanza – prosegue la deputata rossoverde – dobbiamo dire che forse avevamo ragione: oggi le trattative sono in mano a Trump che, nonostante l’ipocrisia generale, è colui che stende a Putin il tappeto rosso in Alaska e che sta chiedendo la resa all’Ucraina. E l’Europa si barcamena evocando fantomatiche coalizioni dei volenterosi che ricordano fin nel linguaggio altre guerre e altri periodi bui della storia. Noi indicammo un’alternativa, lo facciamo ancora oggi: diplomazia e diritto internazionale con un ruolo europeo autonomo e non subalterno, coinvolgere tutte le potenze globali, convocare una conferenza di pace, investire nel multilateralismo. Questa per noi – conclude Piccolotti – è la commemorazione più onesta e questa è la responsabilità che abbiamo davanti.
Lo rende noto l’ufficio stampa Roma, 24 febbraio 2026
