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Manovra. Magni: insufficente e senza coraggio

Quella del governo Meloni è una manovra insufficiente e senza coraggio, che non interviene sulla grande questione del Paese: la diseguaglianza sociale, economica e territoriale. Un governo debole con i forti, e forte con i deboli non poteva non presentare una manovra di bilancio deludente che distribuisce mance e mancette, che fa cassa sulle pensioni, senza un’idea di politica industriale, che blocca la transizione ecologica, non interviene sulla povertà crescente e scarica sui Comuni i problemi del disagio. Un vero e proprio capolavoro di iniquità. Lo slogan che non ci sono soldi sufficienti, che la coperta è corta, non regge più. I soldi vanno cercati dove ci sono e non sempre dagli stessi: lavoratori, lavoratrici e pensionati. La destra ha bloccato il Parlamento con un andamento dei lavori disastroso, un grave e continuo attacco alle prerogative delle opposizioni. Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un pacchetto di proposte per una vera e propria manovra all’insegna della giustizia sociale e climatica. Dalla riduzione delle spese militari alla legalizzazione della cannabis, abbiamo proposto una tassa sugli extraprofitti e una imposta patrimoniale sopra i 5 milioni di euro di reddito e abbiamo proposto di destinare i 12 miliardi del Ponte sullo Stretto per interventi sulle infrastrutture. Proposte utili agli italiani ma non al governo che le ha bocciate tutte senza discutere. L’unica nota positiva di questo pasticcio chiamato manovra è stata la decisione delle opposizioni di stanziare 40 milioni di euro per il piano contro la violenza sulle donne, per un reddito di libertà: un segnale politico significativo. L’esecutivo Meloni si posiziona accanto ai soliti poteri forti: nessuna redistribuzione della ricchezza e nessuna misura per favorire l’indispensabile transizione ecologica. Scelte che indicano un indirizzo politico molto preciso, un’idea di Paese completamente diversa dalla nostra.

Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni, componente della commissione Bilancio di Palazzo Madama.