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Intervista al deputato di Avs Bonelli “Se argina Meloni e i Patrioti von der Leyen può avere i voti dei Verdi, ma serve un patto su clima e diritti”

DI MATTEO PUCCIARELLI
— Angelo Bonelli, portavoce di Europa verde — partito che insieme a Sinistra Italiana ha dato vita ad Alleanza verdi sinistra — guarda sia alle trattative francesi che a quelle europee come ad una possibile lezione anche per l’Italia sul come battere le destre.
Partiamo da quanto sta avvenendo in Francia. La componente ecologista del Nuovo fronte popolare ha eletto 33 deputati. Ma adesso?
«Intanto bisogna rispondere alla narrazione tossica e distorta della destra italiana targata Meloni e Salvini: quando al primo turno sembra vincere Le Pen allora viva la democrazia, quando i francesi votano al secondo turno ben sapendo che c’è una desistenza allora è un “inciucio”. Anche la presidente del Consiglio ha detto che non ha vinto nessuno: no, ha perso Le Pen e ha vinto il fronte repubblicano. Fatta la premessa, il Nuovo fronte popolare è una alleanza con delle divergenze. Ma su salario minimo, pensioni, transizione verde da accompagnare socialmente c’è pieno accordo. La desistenza va connotata politicamente, quindi sarà inevitabile una interlocuzione con Ensemble».
Un’alleanza con Macron è quindi possibile?
«La componente verde ha dato il via libera alle trattative, è evidente che anche Macron deve cambiare qualcosa altrimenti la situazione non sarebbe quella che è. Ma è il salto di qualità che dobbiamo fare noi».
Vale anche in Europa?
«Se si venisse a definire una maggioranza senza Meloni e i Patrioti, mettendo al centro le politiche sul clima, aumentando il fondo sociale per la transizione, un’alleanza che ribadisca i diritti umani e civili, la cosa non ci lascerà indifferente. Serve un cordone sanitario a Bruxelles contro il gruppo dei Patrioti, con i quali Tajani in Italia governa, ma anche verso Meloni, che rappresenta una destra aggressiva e pericolosa ma camuffata».
A queste condizioni i Greens sarebbero disposti a votare von der Leyen?
«Sì, posto che la delegazione italiana di Avs rimane ancorata ad una posizione chiara per la pace».
Sul tema della guerra insomma vi terreste le mani libere?
«Abbiamo una posizione chiara, contraria al riarmo: 2.443 miliardi di dollari di spesa per armamenti nel 2023, il dato più alto nella storia. I crimini contro l’umanità ci indignano: in Ucraina come a Gaza, anche per questo serve maggior protagonismo dell’Europa».
La scelta eventuale per von der Leyen riguarderebbe anche The Left o gli italiani di Avs nel gruppo?
«Io parlo per i verdi ma è una riflessione che anche la sinistra classica italiana deve fare. Diamo un segnale sul come fermare la destra in Europa e in Italia».
Nel nostro Paese in che modo dovreste muovervi?
«Intanto dicendo che siamo pronti a governare l’Italia, che ci candidiamo a farlo. Per questo serve la capacità di saper dialogare spiegando le nostre idee: personalmente comincerò un giro in Italia per parlare di transizione verde ad artigiani, piccole e medie imprese, industriali.
Non sarà un viaggio per tranquillizzare ma per ribadire il concetto che siamo pronti e abbiamo proposte concrete».
Anche come alleanze, in Italia, potreste allargarvi al centro?
«Dobbiamo costruire un fronte delle opposizioni partendo da autonomia differenziata e premierato, ma occorre un ampio confronto programmatico».
Con Calenda e Renzi quindi.
«Non recupereremo un rapporto sentimentale con un pezzo di nostro elettorato che oggi non vota senza parole chiare, ad esempio sulla fiscalità: non è una bestemmia proporre una patrimoniale per finanziare la sanità pubblica, salvaguardando il ceto medio e proteggendo quello popolare. Se Calenda sul nucleare o sulla giustizia va dietro alla destra diventa difficile».