, , , , , ,

Il nucleare in Italia non è la soluzione

Il nucleare in Italia non è la soluzione

Gentili rappresentanti dei cittadini italiani. Membri del Governo,

Il ministro dell’ambiente on Gilberto Pichetto Fratin ha recentemente espresso la volontà di introdurre l’opzione nucleare nel PNIEC (Piano Nazionale Energia e Clima). In particolare, si ipotizza che il nostro Paese possa produrre il 20% del fabbisogno della sua energia elettrica al 2050 tramite energia nucleare, 140 TWh, e nello specifico questa produzione dovrebbe avvenire tramite SMR (Small Modular Reactors). [1]

Ottenere questo quantitativo richiederebbe l’installazione di almeno 17,5 GW di potenza ipotizzando che ciascun GW possa fornire 8 TWh. Questo corrisponde a un numero che varia da 11 a 18 reattori tradizionali di potenza 1-1,6 GW ciascuno. Con l’opzione SMR, che è quella indicata, ipotizzando potenze di 100-300 MW il numero di reattori da installare potrebbe andare da 58 a 175. Questo numero così elevato di reattori, ciascuno dei quali richiederebbe uno specifico processo autorizzativo, dovrebbe essere istallato entro il 2050.  Addirittura, le ultime dichiarazioni del Ministro (25 giugno 2024) parlerebbero di un “10-11% di produzione elettrica da nucleare” entro il 2030, cioè tra solo sei anni.[2]

Dall’inizio del millennio la nuova potenza installata nell’intera unione europea è di soli 3,2 GW (due soli reattori da 1,6 GW), ipotizzando che il reattore di Flamanville 3 possa essere avviato entro il 2024. [3]

Potrà realisticamente il nostro Paese da solo avviare nei prossimi 25 anni una quantità di potenza nucleare che è cinque volte tutta quella installata nell’intera Unione europea negli ultimi 25 anni? E per di più può farlo utilizzando una tecnologia come quella degli SMR che è ancora embrionale? Ricordiamo che il termine “modular” implica una produzione in serie, ma al momento siamo ancora a livello di prototipi: non è possibile prevedere se da questi prototipi si possa effettivamente giungere a una produzione su vasta scala.

Inoltre, il nostro Paese ha oramai perso buona parte delle competenze tecnico-ingegneristiche per costruire nuovi reattori nucleari. E purtroppo, da decenni, non riesce nemmeno a individuare un sito ove costruire il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Quanto altro tempo passerà solo per indicare un numero elevato di siti per le nuove centrali nucleari?

Mentre nel mondo l’installazione di nuova potenza nucleare procede a rilento e nel 2023 è calata di circa 0,6 GW [4] a causa dei reattori dismessi, quella di fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico nello stesso anno è aumentata di ben 510 GW. [5]

Oggi le tecnologie di accumulo (chimico e gravitazionale) sono in grande crescita. I nuovi avanzamenti tecnologici possono avere uno sviluppo significativo in tempi molto brevi. Ad esempio la Cina, che nel 2008 produceva energia elettrica da fotovoltaico per soli 100 TWh, in 15 anni è arrivata a produrne ben 580 TWh (dato 2023), sorpassando la produzione da nucleare (437 TWh), di cui al momento è leader mondiale.

Sicuramente le innovazioni tecnologiche introdotte con i reattori di nuova generazione sono interessanti. Tuttavia, si tratta di soluzioni note già dagli anni ’50 (reattori raffreddati a metalli fusi come sodio, piombo o la miscela eutettica piombo-bismuto) e che fino ad ora non hanno visto uno sviluppo significativo al di là dei prototipi. Appare difficile che questo sviluppo possa avvenire nei tempi brevi richiesti per la transizione ecologica.

Ricordiamo che secondo i modelli sviluppati dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per avere una possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 °C è necessario che a livello mondiale si raggiunga il picco delle emissioni di CO2 entro il 2025, si attui una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030, si arrivi allo “zero netto” entro il 2050. È impossibile che il nucleare nel nostro Paese possa contribuire ai primi due obiettivi, e appare molto difficile che possa dare un contributo significativo al raggiungimento del terzo, soprattutto se si scegliesse una soluzione che di fatto non esiste ancora nel mondo dal punto di vista commerciale come gli SMR.

Riteniamo che l’intero comparto della ricerca debba ricevere finanziamenti adeguati, incluso quello sul nucleare, area che ha importanti applicazioni ad esempio in campo medico. Tuttavia, è necessaria una netta distinzione tra ricerca e soluzioni tecnologicamente affermate: un ritorno all’energia nucleare in Italia non potrebbe fornire un contributo significativo alla decarbonizzazione del nostro sistema elettrico, né nel breve periodo e nemmeno in tempi più lunghi.

Per i motivi sopra esposti, riteniamo indispensabile rivedere gli scenari proposti nel PNIEC che prevedono l’impiego del nucleare, perché tali ipotesi, oltre a essere palesemente irrealizzabili, sottrarrebbero importanti risorse all’obiettivo della decarbonizzazione per il nostro Paese.

1 luglio 2024

 

 

[1] https://www.ilfoglio.it/politica/2024/06/12/news/pichetto-inserisce-l-energia-nucleare-nel-pniec-definitivo-e-la-via-obbligata-dice-il-ministro-6642426/

[2] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/06/25/pichetto-pronti-a-invio-pniec-nucleare-a-10-11-mix_c3ae8756-1169-4fc2-9a16-94a6532d8391.html

[3]       https://pris.iaea.org/PRIS/home.aspx

[4] https://world-nuclear.org/information-library/current-and-future-generation/nuclear-power-in-the-world-today

[5]       https://iea.blob.core.windows.net/assets/3f7f2c25-5b6f-4f3c-a1c0-71085bac5383/Renewables_2023.pdf

 

 

Sottoscrive questa lettera l’Associazione “Energia per L’Italia” e i seguenti scienziati e ambientalisti:

 

Nicola Armaroli,  dirigente di ricerca Cnr Bologna;

Vincenzo Balzani, Professore Emerito Università di Bologna;

Ugo Bardi, Club di Roma, già docente di chimica, Università di Firenze;

Marco Bella, Professore Associato, Università di Roma La Sapienza;

Alessandra Bonoli, Professore Ordinario, Università di Bologna;

Enrico Bonatti, Geologia degli Oceani, Columbia University;

Marco Cervino, ricercatore Isac-Cnr, Bologna;

Enrico Gagliano, Docente a contratto Università degli Studi di Teramo;

Marco Giusti, Docente a contratto Università degli Studi di Verona;

Giulio Marchesini, Professore Ordinario “Alma Mater”, Università di Bologna;

Vittorio Marletto, Climatologo, Bologna;

Vanes Poluzzi, Dirigente Arpae Emilia-Romagna;

Mauro Romanelli, Biologo e ambientalista, Firenze;

Leonardo Setti, ricercatore Università di Bologna;

Michele Stortini, Fisico dell’atmosfera, Arpae;

Andrea Tilche, Docente di Tecnologie per la transizione energetica, Università di Bologna;

Margherita Venturi, Professore ordinario, Università di Bologna

Se vuoi aggiungere la tua firma alla nostra lettera aperta scrivici!