Gazzetta del Mezzogiorno, Mari (AVS): una storia editoriale piena di paradossi

ROMA –  “Quella della Gazzetta del Mezzogiorno pare al tempo stesso una storia paradossale e tutta italiana: da un lato, sono stati erogati sostegni pubblici all’impresa editrice, dall’altro, il ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori, non spalmata sull’intero corpo redazionale col meccanismo della rotazione, ma “dedicata” a giornalisti ex art. 1 e art. 36 del contratto nazionale (cioè vincolati rispettivamente a tempo pieno e a tempo parziale) delle redazioni decentrate di Puglia e Basilicata. Ecco le cifre: 46 i giornalisti collocati in cassa integrazione straordinaria a zero ore (di cui 10 giornalisti ex articolo 1, 22 giornalisti ex articolo 36 e 11 giornalisti ex articoli 2 e 12 del Contratto nazionale di lavoro giornalistico) dal 7 gennaio 2024 occupati nelle sedi di Potenza, Taranto, Lecce, Andria e Foggia. Altri 4 giornalisti sono stati prepensionati. Durante le riunioni tenute nelle scorse settimane presso la sede Task force regionale per l’occupazione, i rappresentanti della “Editrice del Mezzogiorno srl” di Bari si sono reiteratamente opposti ad esercitare la facoltà prevista dall’accordo sottoscritto tra azienda e parti sociali nel dicembre 2023 circa la necessità di recuperare professionalità a zero ore tramite la rotazione della cig straordinaria. Eppure la società “Edime srl” è controllata dalla società “Cultura e Mezzogiorno srl impresa sociale”. In ragione di ciò, la Gazzetta del Mezzogiorno, storico quotidiano di Puglia e Basilicata fondato il 1° novembre 1887, riceve finanziamenti dal Dipartimento per l’editoria e la comunicazione presso Palazzo Chigi in ragione di 1 milione e 800mila euro all’anno per 3 anni, a partire dal 2024. L’’impresa sociale’, per sua natura e definizione legislativa, ha per oggetto “l’esercizio in via stabile e principale di attività di impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale …”. Vista la palese discriminazione attuata nelle modalità di attuazione della cassa integrazione straordinaria a zero ore nei confronti dei giornalisti, come si concretizzano alla Gazzetta del Mezzogiorno le “finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” di cui sopra, considerate proprie dell'”impresa sociale”? La normativa in vigore (decreto legislativo 112/2017 e modificazioni) assegna “funzioni di monitoraggio, ricerca e controllo” al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nei confronti delle “imprese sociali”: nel caso specifico, è stato esercitato o sarà esercitato il sindacato ispettivo governativo? Infine, gli editori della Gazzetta del Mezzogiorno, attraverso “Cultura Mezzogiorno srl impresa sociale”, si sono impegnati a non procedere alla ripartizione degli utili per 8 anni e a reinvestirli nell’attività editoriale. Gli stessi editori compartecipano per due terzi al progetto di demolizione della vecchia sede del quotidiano, in viale Scipione l’Africano, a Bari, dove saranno realizzati 88 appartamenti con annessi box. Insomma, quanto a utili e a utilità (economiche, non certo sociali), a guardare complessivamente la situazione, non si può certo dire che possano lamentarsi”. Lo afferma Franco Mari, deputato salernitano di Alleanza Verdi e Sinistra.