Balneari. Bonelli (AVS): Attacchi ingiustificati a Presidente Mattarella e silenzio complice Governo Meloni

“L’attacco rivolto dal presidente di Assobalneari-Confindustria, Fabrizio Licordari, al Presidente Mattarella, uomo di diritto che ben quindi sa quel che fa, quel che scrive e ciò che legge, è inaccettabile. Come è inaccettabile che esponenti della Lega parlino di intervento giuridicamente sbagliato. Tajani, inoltre, non dovrebbe dimenticare che nel 2006 votò la direttiva Bolkestein e di questo dovrebbe informare i suoi colleghi Gasparri e Bergamini. Il presidente di Assobalneari-Confindustria dovrebbe studiare di più perché la sentenza della Cassazione non ha invalidato le decisioni del Consiglio di Stato. La Cassazione ha semplicemente richiesto al Consiglio di Stato di ascoltare ulteriori soggetti, ma questo non cambia il fatto che la direttiva Bolkestein non può essere ignorata o disapplicata, come vorrebbe il governo. Anzi, il silenzio da parte del governo che nulla ha detto rispetto alle parole di vera e propria intimidazione nei confronti del Presidente della Repubblica è sconcertante”.

Così, in una nota, il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, che spiega: “Il governo Meloni sta cercando di aggirare l’applicazione della Bolkestein aumentando artificiosamente di 3.000 km la lunghezza delle coste italiane e pianificando di mandare a gara solo gli ultimi tratti di spiaggia e coste ancora liberi. Si tratta di un chiaro tentativo di proteggere interessi particolari a scapito dell’ambiente e dei diritti collettivi, inaugurando un processo di privatizzazione e cementificazione selvaggia delle nostre coste. È un attacco diretto al demanio marittimo, al diritto universale all’accesso alle spiagge e una violazione dei principi di trasparenza e sana concorrenza. Oggi la lobby dei balneari vuole continuare a mantenere privilegi di chi paga poche migliaia di euro all’anno allo Stato con fatturati milionari. Ne è un esempio lampante uno stabilimento balneare come il Twiga di Briatore e Santanchè che pagano 20 mila euro anno allo Stato, ripagandoli in poco meno di un giorno visto che fatturano quasi 10 milioni di euro l’anno,” conclude Bonelli.